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5 anni fa eravamo la metà: 2 miliardi entro il 2010

Entro fine anno saremo in 2 miliardi! No, non mi sono perso quasi 5 miliardi di abitanti della Terra (ah, in questo momento siamo in 6 miliardi 876 milioni 290 mila 347 persone a respirare la stessa aria – sì vabbeh, magari non proprio la stessa…), sto semplicemente parlando dei 2 miliardi di persone che entro un paio di mesi saranno connesse a internet.


Lo comunica l’International Telecommunication Institute Union (ITU) di Ginevra attraverso un report resto pubblico in occasione del World Statistic Day che si festeggia oggi – 20.10.2010 (potete scaricare da qui il documento).

Ma vediamo un po’ di numeri nel dettaglio, partendo dalle statistiche più eclatanti, quelle riferite agli utenti connessi a internet worldwide:

  • Dal 2005 ad oggi il numero di persone connesse alla rete è raddoppiato.
  • Entro la fine del 2010 il numero degli utilizzatori internet supererà i 2 miliardi, e più della metà (1.2 miliardi) vive in paesi in via di sviluppo.
  • Il 71% della popolazione dei paesi sviluppati è online, contro il 21% dei paesi in via di sviluppo (in Africa il tasso di penetrazione è del 9,6% contro il 30% della merdia mondiale, e il 21% della media dei paesi in via di sviluppo).
  • Paesi come Estonia, Finlandia e Spagna hanno dichiarato un diritto dei cittadini la connessione a internet.
  • Il paese con il maggior numero di connessioni è la Cina, con 420 milioni di utenti.

I numeri sono confortanti – visti i ritmi di crescita generali – per i paesi in via di sviluppo, ma è invece preoccupante la lentezza con cui le connessioni crescono in Africa, dove appunto la penetrazione è sotto al 10% – contro il 65% europeo. Sicuramente i problemi primari sono altri in certe zone del pianeta, ma la risoluzione di alcuni di questi passa attraverso la tecnologia e i mezzi di comunicazione.


Vediamo ora invece il dato riferito alle abitazioni dotate di accesso alla rete, interessante per capire le modalità di fruizione in concomitanza con altre tecnologie.

  • Nel 2009 erano 1.4 miliardi le abitazioni online; entro la fine del 2010 saranno più di 1.6 miliardi.
  • Alla fine del 2010 mezzo miliardo di persone avranno accesso a internet da casa (il 29,5%).


Ma i numeri che personalmente mi hanno più colpito – e più mi interessano – sono quelli riferiti al mercato mobile, ed in particolare alla distinzione tra dispositivi 2G e 3G.

  • Entro la fine del 2010 saranno 5.3 miliardi i contratti sottoscritti per telefoni cellulari, di cui 940 milioni relativi a servizi 3G.
  • Il 90% della popolazione ha accesso alle reti mobile.
  • Nel 2005 erano solo 95 i paesi che offrivano connessioni 3G: oggi sono 143.
  • Svezia, Norvegia, Ucraina e USA hanno già iniziato a offrire connessioni 4G.


Quello che il report mette in evidenza è che il cambiamento che internet sta subendo – dal web per come lo conosciamo oggi, a luogo in cui contenuti e applicazioni saranno protagonisti – è trainato dalla necessità di connessioni più veloci: insomma, la banda larga non è più uno sfizio, ma una necessità.

Se, come pare ormai evidente, i tablet e gli smartphone diventeranno gli apparecchi attraverso cui la maggior parte di persone andrà online, ci sarà bisogno di infrastrutture tecnologiche in grado di garantire velocità di connessione adeguate, senza dimenticare che la velocità a cui crescono questi tipi di mercati nei paesi in via di sviluppo è decisamente superiore a quella registrata nei paesi, cosiddetti, sviluppati.

Chiudo con due dichiarazioni: la prima del Segretario Generale dell’ITUHamadoun Touré, la seconda del Direttore dell’ITUSami Al Basheer:

La banda larga è il prossimo punto critico per una vera svolta tecnologica. È la possibilità di creare posti di lavoro, di far crescere il livello di produttività e di rafforzare le economie nel lungo periodo.

La penetrazione dei telefoni cellulari nei paesi in via di sviluppo è un fenomeno che non ha eguali nel passato (68%).

Lascio a voi le conclusioni, anche se di fronte a questi numeri credo ci sia poco da dire sulla direzione che sta prendendo internet – ma non solo internet – e sulle implicazioni che la diffusione di iPad & co. portano con sé.

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