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Facebook Ads sempre più integrati nelle conversazioni

Facebook sta diventando sempre più importante per le marche che vogliono interagire con le persone e intrattenere con loro conversazioni, diventando una presenza rilevante e offrendo un valore reale, senza però diventare invasive.

Da qualche mese le Sponsored Stories compaiono nel Ticker (in alto a destra nei nostri profili) – sotto forma di App utilizzate dai nostri contatti – entrando a tutti gli effetti nello stream delle azioni compiute dagli utenti: questo è stato un enorme cambiamento per Facebook, perché per la prima volta gli Ads si sono spostati dalla posizione in cui gli utenti erano abituati a trovarli.

Se l’introduzione della Timeline è ancora in fase di sviluppo – e utilizzata solo per qualche milione di utenti (se vuoi attivarla, guarda qui come fare) – a causa di una serie di problematiche legate alla privacy, da oggi Facebook introduce un’ulteriore evoluzione utile a tutti quei brand che vogliono promuovere la propria presenza: le Sponsored Stories entreranno – a tutti gli effetti – a far parte dello stream di notizie presenti nel ticker.

Sicuramente per le marche questa è un’ottima notizia, sia per l’opportunità di godere di un ulteriore touchpoint, sia perché vedere il proprio messaggio integrato con le conversazioni è un ottimo modo per avvicinare ulteriormente il brand alle persone.

D’altra parte le marche dovranno essere in grado di proporre contenuti interessanti, in modo da non rendere i propri messaggi “interruzioni” (tipiche degli “old-media”), ma come un ulteriore valore aggiunto nell’interazione tra persone e brand.

Voi che ne pensate? Avete paura che quest’evoluzione renda, pian piano, Facebook sempre più un luogo dove pianificare Adv a discapito delle relazioni tra – e con – le persone, o pensate che sia davvero un vantaggio anche per gli utenti l’opportunità di scoprire informazioni e notizie interessanti di marche che interagiscono con i propri contatti?

  • http://www.socialmediamarketing.it Jose Gragnaniello

    Il vantaggio per gli utenti dovrebbe sicuramente esserci (tra migliori relazioni col brand ed opportunità per offerte) ma chi pianifica deve avere tanto buon senso e tanta creatività. Le persone vogliono divertirsi ed il divertimento è un’ottima opportunità per fare engagement e branding. Però Facebook dovrebbe migliorare l’algoritmo e mixare meglio la visibilità dei brand con quella degli amici.
    C’è il rischio (altissimo) che i brand, aggiornando più spesso le loro pagine rispetto ai profili erodano la visibilità di questi ultimi, col risultato di una fuga da Facebook da parte degli utenti infastiditi.

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Jose, sono perfettamente d’accordo con te sulla necessità per i brand di fornire contenuti interessanti e divertenti per gli utenti, focalizzandosi sullo storytelling piuttosto che su interazioni on/off; per quanto riguarda l’algoritmo che si occuperà di mantenere un buon equilibrio tra Ads e contenuti degli utenti invece credo che sia necessario aspettare e vedere come sarà gestita la cosa – sperando comunque che il rapporto non diventi paritario, o ancora peggio, a favore dei brand. :)

  • http://twitter.com/francescafv Francesca Valente

    Ciao luca, leggi cosa ne pensa Morozov…  http://lettura.corriere.it/pedinati-da-facebook/ è uscito oggi sul Corriere. Lui è un po’ estremista di suo, ma alcune provocazioni fanno riflettere. Dal punto di vista delle aziende il frictionless sharing è un’opportunità enorme…ma da quello degli utenti si può dire altrettanto?

    @francescafv

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao @francescafv:twitter , innanzitutto grazie per il commento e la segnalazione dell’articolo. :) Onestamente mi pare pervaso da una paranoia immotivata e decisamente esagerata, anche se fa delle considerazioni interessanti. Quello di cui parla è uno scenario che LUI immagina, ma che non ha molto a che vedere con la realtà dei fatti: insomma, Orwell è ancora un po’ lontano secondo me.

      Dal punto di vista del mktg – come dici tu – è un’enorme opportunità che va colta dalle aziende. Un’opportunità appunto, perché chi sarà in grado di usare lo strumento in modo corretto, offrendo valore alle persone, potrà trarne vantaggio, chi invece continuerà ad usare FB (e il social web in generale) come media “tradizionali” vedrà l’effetto opposto.

      Quello che penso è che – come per tutti i luoghi/mezzi di comunicazione – siamo in una fase di enorme evoluzione, paragonabile forse soltanto con la diffusione e l’ingresso nelle case di radio e tv. È vero che il rischio di invasione della sfera privata c’è ed è concreto, ma è altrettanto vero che l’alfabetizzazione delle persone è stata rapidissima in questi anni: ovvio che ci vuole buon senso e “educazione” anche in questo senso, ma credo stia nell’intelligenza delle persone. Come sempre del resto. :)

      Tornando alla tua domanda finale, io penso che i vantaggi ci possano essere anche per le persone, che – teoricamente – dovrebbero entrare sempre più in contatto con contenuti interessanti e coerenti con i loro interessi rispetto al passato. Tu cosa ne pensi?

      • http://twitter.com/francescafv Francesca Valente

        Riflettendoci sono a giunta a questa conclusione: la discriminante fondamentale in tutto questo discorso è il fatto che gli utenti scelgono liberamente di entrare in un social network, con tutte le conseguenze del caso. Lo fanno perchè vogliono condividere contenuti privati, perciò tutti i meccanismi che favoriscono lo sharing di informazioni personali sono leciti a mio avviso. Il fatto che non venga chiesto ma la procedura sia automatica, non cambia nulla, perchè rispetta comunque il principio che sta alla base di un SN. Ciò che mi preoccupa sono le aziende, che difficilmente coglieranno l’opportunità per offrire valore alle persone! Come si evince dal modo in cui la maggioranza usa i canali social attualmente, in maniera 1.0.
        Ma questo comporterà una selezione naturale, nel lungo periodo solo chi avrà colto la sfida dei social nel modo giusto ne trarrà i benefici.
        ciao!

        • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

          D’accordo con te. :) Ed è quello che emerge anche dai commenti dell’articolo che mi hai linkato. La stessa risposta l’ho data in altre occasioni quando mi hanno chiesto cosa pensassi dei problemi legati alla privacy per i LBS come Foursquare: lì la questione è ancora più semplice visto che è l’utente stesso a decidere SE/QUANDO condividere determinate informazioni e soprattutto CON CHI. 

          Grazie per gli spunti Francesca. :)

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