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Un post è visto dal 17% dei fan di una Facebook Page

Chi lavora sul social web, e lo fa con un minimo di strategia e pianificazione, sa che bombardare di messaggi le persone non è il modo giusto di interagire. O almeno, non lo è su molti canali: Facebook è uno di questi. Gli utenti tendono infatti a nascondere le pagine o gli amici che continuano a condividere update, che, presi dall’entusiasmo, intasano il news feed con update o link, per quanto interessanti possano essere.

Ma a penalizzare quest’approccio non è soltanto la pazienza delle persone: è soprattutto EdgeRank, l’algoritmo che regola la presenza – o meno – di un contenuto nel newsfeed di ciascun utente.

Una ricerca condotta da bit.ly ci racconta alcuni fatti davvero interessanti, che possono essere utili a ottimizzare al meglio la presenza del brand per cui stiamo lavorando e far sì che l’interazione con le persone si sviluppi al meglio.

Ma prima di osservare la ricerca, vediamo cos’è questo benedetto EdgeRank:

EdgeRank: cos'è?

Ed ecco alcuni punti chiave da tenere a mente:

Un post vive 3 ore

Ovviamente ogni pagina ha le sue specificità, a seconda del numero di fan, della quantità di contenuti che condivide e dalle interazioni che ogni azione genera, ma questa è la vita media entro cui un post compare nei newsfeed degli utenti. È quindi importante evitare di sovrapporre update in questo lasso di tempo, per evitare che uno dei due porti via spazio all’altro.

Un post è visto dal 17% dei fan di una pagina

In molti sono convinti che ogni aggiornamento condiviso venga visto da tutti i fan della propria Facebook Page: magari! È mediamente il 17% dei fan di una pagina a trovarsi l’aggiornamento tra i propri feed. È per questo che può avere senso creare più contenuti ogni giorno: in questo modo ovviamente la possibilità di raggiungere più persone aumenta – è altrettanto vero che va trovato un equilibrio per non rischiare di diventare una presenza fissa nel news feed delle stesse persone.

Per Facebook l’affinità è importante

Ed è per questo che parlavo di “stesse persone” poco sopra: per determinare l’affinità, Facebook analizza tutte le interazioni avvenute tra l’utente e la pagina (share, commenti, like). Questo significa anche che per costruire una relazione con le persone è anche fondamentale interagire con loro, perché se sono soltanto gli utenti a interagire con la pagina, e non viceversa, quest’affinità va a decadere: incrementare l’affinità in maniera attiva aiuta l’EdgeRank a crescere e a far risultare quindi i propri contenuti più rilevanti per le persone.

I Like sono importanti, i commenti 4 volte di più

E in fondo anche lo sforzo nel lasciare un commento è diverso da quello richiesto per il click offerto da un Like: è sempre stata cosa nota che i commenti fossero più rilevanti, ma ora questa differenza è stata quantificata, e rende l’idea di quale sia l’importanza di conversare con le persone, anche per l’algoritmo che “muove” Facebook. Chiedere alle persone la propria opinione, o incentivarle a dare un parere è un ottimo modo per accendere una conversazione e portarla avanti: è fondamentale che non sia però soltanto il primo update a vedere la marca presente, ma che lo scambio continui e crei vero valore per chi interagisce.

Questi sono solo alcuni dei punti da tenere a mente nella gestione delle conversazioni su Facebook, soprattutto osservando i dati di crescita a livello mondiale dal 2007 (dove la penetrazione sulla popolazione internet mondiale era del 12%) a fine 2011 (dove più del 55% di chi è connesso a internet lo usa):

Vi trovate d’accordo con quanto emerge dallo studio di bit.ly o pensate che sia sempre meglio privilegiare il numero dei fan rispetto alle interazioni con loro? Non esiste una formula magica che ci renda veramente amici di Edge Rank, ma conoscendo le variabili che ne determinano le sue “scelte” è possibile pesare e ottimizzare il lavoro di interazione e conversazione con le persone, e quello che emerge è che la qualità dei contenuti condivisi e la capacità di mantenere vivi i rapporti con gli utenti sono l’unico modo certo per rendere efficace la propria presenza. Siete d’accordo?

  • http://www.facebook.com/moonkiki Nunzio Fiore

    gran bell’articolo

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Grazie! :)

  • http://twitter.com/harryisonford giacomo nicolella

    bravo

  • Roberto Felter

    e qui entra in gioco un’altro fattore che andrebbe valutato altrettanto bene:
    Gli interventi degli account “amici”, cioè quelli che non sono i fan arrivati perchè interessati ma sono quelli delle persone coinvolte dal brand per tenere viva la pagina e per rilanciare i contenuti ai propri contatti. Se da un lato hanno certamente il vantaggio di poter allargare il bacino di account a cui il messaggio può arrivare, con quanto hai detto si rischia che il tuo messaggio appaia solo a loro e non ai fan reali, che prima di interagire devono almeno essere raggiunti. ( e questo è un aspetto di FB ancora non chiaro, se uno mette il like alla pagina dovrebbe essere molto alto nell’edgerank almeno per un certo periodo di tempo, altrimenti è un gatto che si morde la coda, lui non interagisce perchè non lo raggiungo, io non lo raggiungo perchè lui non interagisce).

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