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Facebook sta uccidendo il web?

(calma, leggere prima di agitarsi)

Era inevitabile che accadesse, ed ora il momento è maturo: dopo anni di evoluzione, di cambiamenti e di adattamenti, la rete – il web – per come lo conoscevamo – sta morendo. Attenzione, il web, non internetcome sentenzia Wired.com di questo mese – già perché internet è il mezzo, lo strumento che ha portato una rivoluzione in ogni ambito possibile ed immaginabile della nostra vita, il web è il modo in cui ne abbiamo fruito – fino a ieri.

Pensateci un secondo: ormai la stragrande maggioranza delle azioni che compiamo sono legate ad un’applicazione, non ad una ricerca sul web. Forse la pubblicità in cui Apple ci ricorda che “Con iPhone c’è un’App per tutto” non è così lontana dal volerci ricordare che quello sarà il futuro. Ma non facciamoci ingannare, non associamo il concetto di applicazione soltanto a quelle che istintivamente riteniamo tali: mail, Twitter, Facebook, RSS Reader, ma anche Skype, MSN o quant’altro, sono tutte applicazioni.

Ci siamo abituati a legare ogni azione a uno strumento specifico: è normale, è più comodo, è più veloce e l’evoluzione passa attraverso innovazioni che agevolano le cose, non che le complicano. Appunto, è normale. Ci stiamo abituando a tutto questo anche per un’altra ragione – collegata e complementare – ed è l’impressionante rapidità con cui la diffusione degli smartphone sta superando quella dei “normali” telefoni cellulari (Nielsen prevede che in Italia il sorpasso dei primi avverrà entro il 2012).

Se pensiamo poi che – secondo Morgan Stanley (report, 671 slide!)entro 5 anni gli accessi online avverranno per la maggior parte attraverso device mobile piuttosto che tramite desktop, capiamo che il fatto di legare la nostra esperienza online ad apparecchi con display di dimensioni ridotte – o comunque inferiori a quelle di un computer tradizionale – diventi un’esigenza: le applicazioni sono appositamente studiate per schermi più piccoli e sono interamente dedicate all’azione da compiere (quanti di voi sarebbero felici di usare Twitter via web piuttosto che via Twitterrific, Tweetdeck o altro sullo schermo di un iPhone?).

E dopo questa doverosa (…magari un po’ lunga) premessa veniamo al punto: l’applicazione che negli ultimi 10 anni ha maggiormente cambiato le abitudini di milioni di persone è Facebook. E pensateci, più Facebook diventa parte delle nostre vite, delle nostre relazioni, ma anche del nostro business, più il legame con Facebook si fortifica, genera un vero e proprio fenomeno di lock-in tra noi e la creatura di Zuckerberg.

Tutto questo si ripercuote inevitabilmente anche – e soprattutto – su chi online ha investito per garantirsi una presenza (in una prima fase), una visibilità (qualche anno più tardi), un’interazione (un po’ più recentemente) e un rapporto (fino a qualche anno fa) con i propri consumatori – acquisiti o prospect – attraverso un sito web.


Bene. La brutta notizia per tutti quelli di cui sopra è che sembra proprio che i vostri siti rischino di diventare dei – bellissimi – orpelli di cui potreste quasi fare a meno.
La bella notizia è che non è esattamente così, almeno, non lo è per tutti, ma soprattutto c’è tutto il tempo di rimediare – fermandosi un attimo a pensare come investire i prossimi budget.

Ma partiamo da quello che non va. Anzi prima di tutto date un’occhiata all’immagine di seguito – rappresenta le prime 10 Facebook Page per numero di Like:

Impressionante. Impressionante soprattutto se confrontiamo alcuni numeri con gli accessi ai siti “tradizionali” degli stessi brand, per farvi un’idea: Kraft Foods’ Oreo ha circa 8.7 milioni di Like su Facebook, con circa 71.000 nuove adesioni al giorno…e il sito? Beh, il sito è passato da 1 milione e 200 mila visite di Luglio 2009 a poco più di 320 mila dello stesso mese del 2010. Ma sarà un caso no? Mi sa di no. Coca Cola, ad esempio, ha 11 milioni di Like su Facebook…ma a Luglio le visite sul suo sito sono state appena 240.000 (- 42% in meno dell’anno scorso).

E sembra anche che Coca Cola abbia deciso di assecondare il comportamento dei suoi consumatori: digitando www.vitaminwater.com (Vitamin Water è di proprietà di Coca Cola Company) si viene rimandati direttamente alla Facebook Page. Come a dire “il sito non ci serve, però ci piacerebbe parlare con voi“.

Insomma, non mi pare esagerato definire – oggi – Facebook come il più grande strumento di relationship-marketing a disposizione di brand e agenzie (citando Jack Neff di Advertising Age).
Prima parlavo di fenomeno di lock-in tra gli utenti e Facebook, ma il lock-in è presente – e forse ancora più forte – anche con i brand: una Facebook Page può essere per molti aspetti considerata un “owned media” quando nella realtà dei fatti non lo è assolutamente perché non è posseduta da nessuno se non da Zuckerberg; il fatto che le aziende necessitino di essere presenti, che basino molti programmi di CRM proprio su questo canale e che, in fondo, Facebook fornisce gratuitamente statistiche sui loro consumatori, le rende ogni giorno più dipendenti dal canale.

Ma questo legame – e quei numeri così drammatici – significa veramente che non c’è più bisogno dei siti web come li intendiamo oggi? È ipotizzabile un futuro prossimo in cui tutti i brand comunicheranno solo ed esclusivamente attraverso Facebook – magari integrando la propria attività con altri canali (Flickr e Youtbe per mostrare i prodotti, Twitter per fare CRM e comunicare le ultime promozioni, Foursquare per premiare i clienti più fedeli, e via così)?

Io credo di no. Perché – se è vero che Facebook ha potenzialmente 500+ milioni di persone a cui posso rivolgere il mio messaggio – segmentandolo, che è perfetto per strategie che coinvolgano gli individui e che chiunque può accedervi e promuovere la propria attività, è anche vero che determinati contenuti vivono – e vivranno sempre – meglio se ospitati in contenitori creati ad hoc.

Questo non significa che penso si debba cercare di mantenere inalterato lo status quo. Al contrario. Credo che la soluzione sia quella di integrare quanto più – e meglio – possibile questi “due mondi”: è importante pensare qual è l’obiettivo che ci siamo posti, e quali sono gli strumenti migliori per raggiungerlo. I siti web dovranno sempre più ripensare la loro funzione, dovranno sapersi ritagliare un ruolo ed essere sviluppati solo nel caso se ne presenti l’effettiva necessità – fare il contrario significherebbe aver speso un sacco di soldi a vuoto: magari avendoli investiti in conversazioni con i miei consumatori avrei capito qualcosa in più.

Insomma, “content is the king” continua a essere il mio credo.

E dopo questo post -fiume il minimo mi pare chiedervi cosa ne pensate? Siete tra quelli che credono in una progressiva estinzione dei siti web a favore di una sempre maggior diffusione di applicazioni incentrate su una user experience facile, veloce e piacevole? O pensate che i siti web debbano continuare a vivere, magari ripensati per azioni specifiche?

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  • http://twitter.com/antonleroy antonio zuddas

    questo post racchiude un po’ le paranoie che mi pongo da due settimane. Stiamo definendo il piano strategico di **** per il prossimo anno: come spiegare al cliente che la cosa migliore è che FB+Website dovranno convivere sinergicamente?

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Credo sia il compito delle agenzie – e dei consulenti in generale – quello di istruire i clienti e fargli capire la direzione che sta prendendo la comunicazione. Alcuni sono sicuramente meno ricettivi di altri, e in questo caso forse solo una carrellata di case history può fargli cambiare idea.

      Il problema è che in Italia non ne esistono ancora così tante e spesso quelle che provengono da oltreoceano o oltremanica non vengono prese in considerazione troppo seriamente perché considerate troppo lontane dalla nostra cultura.

      La soluzione? Insistere, insistere, insistere.

  • http://twitter.com/antonleroy antonio zuddas

    questo post racchiude un po’ le paranoie che mi pongo da due settimane. Stiamo definendo il piano strategico di **** per il prossimo anno: come spiegare al cliente che la cosa migliore è che FB+Website dovranno convivere sinergicamente?

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Credo sia il compito delle agenzie – e dei consulenti in generale – quello di istruire i clienti e fargli capire la direzione che sta prendendo la comunicazione. Alcuni sono sicuramente meno ricettivi di altri, e in questo caso forse solo una carrellata di case history può fargli cambiare idea.

      Il problema è che in Italia non ne esistono ancora così tante e spesso quelle che provengono da oltreoceano o oltremanica non vengono prese in considerazione troppo seriamente perché considerate troppo lontane dalla nostra cultura.

      La soluzione? Insistere, insistere, insistere.

  • http://wearesocial.it/ ottavio nava

    Le aziende sono vittime di un sistema “lock-in” da sempre, solo che invece di Facebook a tenerle imprigionate sono sempre state: le agenzie digital! Purtroppo queste si sono adattate al mercato partendo dalla necessità di vendere siti web, vendere applicativi, vendere grafica.Non tutte ovviemante, sono state fatte grandi cose, ma in generale questa è stata la storia. Poco spesso internet e il web sono stati utilizzati come strumenti, come canali, troppo spesso sono stati utilizzati come iniziative “muscolari” da parte dei brand per affermare la propria supremazia. Uno stile “digital barocco” direi. Oggi siamo (già ampiamente) in un’epoca diversa, un’epoca dove il consumatore utilizza internet come mezzo, per: fruire contenuto, conversare, informarsi, esplorare, ricercare, espriemere un’opinione. Le agenzie e i brand devo adattarsi a questo, imparare ad “unire i puntini” più che a “costruire cattedrali”. L’articolo di Wired (che mi sono goduto nella versione ipad di Wired, stupenda) mi ha fatto molto riflettere ma sono arrivato alla conclusione che il web ha ancora qualcosa da dire dal momento che passiamo buona parte del nostro tempo davanti ad un browser. Credo che la vera contrapposizione sia tra mobile e non, nel senso che nel mobile le app hanno vinto su tutta la linea rispetto al web, ma di gran luga, il web su mobile è: crap!! Diverso su computer, quante volte avete utilizzato Ping in queste settimane? Perchè? Credo soprattutto perchè non è fruibile nell’ambiente dove siete abituati a navigare, il browser. Cosa ne pensi Luke? Antonio?

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      “Le agenzie e i brand devo adattarsi a questo, imparare ad “unire i puntini” più che a “costruire cattedrali”" – credo che questo sia esattamente il punto, ma non penso sia un problema di aziende o agenzie, ma una questione culturale legata agli individui.

      Non c’è ancora – non ovunque almeno – la consapevolezza della direzione che internet (internet ho detto? volevo dire la comunicazione…) ha preso, o forse si è semplicemente ancorati alle vecchie abitudini per comodità: in fondo se il mio lavoro viene cosiderato valido, perché dovrei reinventarmi per nuotare seguendo la corrente? Sto bene anche fermo qui, con la mia ancora che mi tiene fermo. Peccato solo che il cavo che tiene quest’ancora si stia pian piano sfilacciando.

      In sostanza sono d’accordo con te, anche se credo che l’abitudine al browser stia pian piano shiftando verso una propensione alle Apps: insomma, ci stiamo abituando molto in fretta a navigare e fruire di contenuti in maniera diversa da quella che ritenevamo innovativa solo 10 anni fa.

      E questo cambiamento sta avvenendo con una velocità straordinaria se ci pensiamo.

      Grazie per l’intervento 8. :)

  • http://wearesocial.it/ ottavio nava

    Le aziende sono vittime di un sistema “lock-in” da sempre, solo che invece di Facebook a tenerle imprigionate sono sempre state: le agenzie digital! Purtroppo queste si sono adattate al mercato partendo dalla necessità di vendere siti web, vendere applicativi, vendere grafica.Non tutte ovviemante, sono state fatte grandi cose, ma in generale questa è stata la storia. Poco spesso internet e il web sono stati utilizzati come strumenti, come canali, troppo spesso sono stati utilizzati come iniziative “muscolari” da parte dei brand per affermare la propria supremazia. Uno stile “digital barocco” direi. Oggi siamo (già ampiamente) in un’epoca diversa, un’epoca dove il consumatore utilizza internet come mezzo, per: fruire contenuto, conversare, informarsi, esplorare, ricercare, espriemere un’opinione. Le agenzie e i brand devo adattarsi a questo, imparare ad “unire i puntini” più che a “costruire cattedrali”. L’articolo di Wired (che mi sono goduto nella versione ipad di Wired, stupenda) mi ha fatto molto riflettere ma sono arrivato alla conclusione che il web ha ancora qualcosa da dire dal momento che passiamo buona parte del nostro tempo davanti ad un browser. Credo che la vera contrapposizione sia tra mobile e non, nel senso che nel mobile le app hanno vinto su tutta la linea rispetto al web, ma di gran luga, il web su mobile è: crap!! Diverso su computer, quante volte avete utilizzato Ping in queste settimane? Perchè? Credo soprattutto perchè non è fruibile nell’ambiente dove siete abituati a navigare, il browser. Cosa ne pensi Luke? Antonio?

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      “Le agenzie e i brand devo adattarsi a questo, imparare ad “unire i puntini” più che a “costruire cattedrali”" – credo che questo sia esattamente il punto, ma non penso sia un problema di aziende o agenzie, ma una questione culturale legata agli individui.

      Non c’è ancora – non ovunque almeno – la consapevolezza della direzione che internet (internet ho detto? volevo dire la comunicazione…) ha preso, o forse si è semplicemente ancorati alle vecchie abitudini per comodità: in fondo se il mio lavoro viene cosiderato valido, perché dovrei reinventarmi per nuotare seguendo la corrente? Sto bene anche fermo qui, con la mia ancora che mi tiene fermo. Peccato solo che il cavo che tiene quest’ancora si stia pian piano sfilacciando.

      In sostanza sono d’accordo con te, anche se credo che l’abitudine al browser stia pian piano shiftando verso una propensione alle Apps: insomma, ci stiamo abituando molto in fretta a navigare e fruire di contenuti in maniera diversa da quella che ritenevamo innovativa solo 10 anni fa.

      E questo cambiamento sta avvenendo con una velocità straordinaria se ci pensiamo.

      Grazie per l’intervento 8. :)

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  • http://internetmanagerblog.com/ Gianluigi Zarantonello

    Ciao, sul fatto che Facebook, Twitter e co. abbiano cambiato il paradigma sono perfettamente d’accordo, ne ho scritto pochi giorni fa anche sul mio blog http://internetmanagerblog.com/2010/10/05/il-social-web-e-democratico-ma-e-anche-piu-povero-di-qualita/

    D’altra parte io sono fermamente convinto ci sia già poca conoscenza degli strumenti tradizionali della rete da parte delle aziende, figuriamoci di questi, se il web (tradizionale) è morto come dice Chris Anderson molti manager nel compiangerlo non potranno direi di averlo conosciuto! :-)

  • http://internetmanagerblog.com/ Gianluigi Zarantonello

    Ciao, sul fatto che Facebook, Twitter e co. abbiano cambiato il paradigma sono perfettamente d’accordo, ne ho scritto pochi giorni fa anche sul mio blog http://internetmanagerblog.com/2010/10/05/il-social-web-e-democratico-ma-e-anche-piu-povero-di-qualita/

    D’altra parte io sono fermamente convinto ci sia già poca conoscenza degli strumenti tradizionali della rete da parte delle aziende, figuriamoci di questi, se il web (tradizionale) è morto come dice Chris Anderson molti manager nel compiangerlo non potranno direi di averlo conosciuto! :-)

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  • http://twitter.com/kiuzhack Domenico

    voglio proporti un mio post, non per pubblicità, ma solo perchè l’ho scritto prima che Wired dicesse che il Web era morto… ed effettivamente questa sensazione aleggiava da un po’ di tempo nell’aria. Il mio articolo fà un analisi diversa, forse non è morto il web, ma si è sempliciemente stratificato… ovvero è divenuto sufficentemente maturo per essere le fondamente di nuovi livelli …

    POST: http://to.ly/87T1

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Domenico, e innanzitutto complimenti per il post e per il blog: mi piace molto il tema che hai usato. :) Sì, la penso come te, e il titolo del mio post è provocatorio: non credo che il web sia morto, né che morirà – almeno non a breve. Credo invece che – come tutte le cose – stia evolvendosi, cambiando pelle e sostanza, diventando sempre più user-centrico e quindi adatto alla conversazione, piuttosto che alla semplice esposizione di contenuti.

      Per questo motivo credo che le aziende – ma soprattutto le agenzie – debbano cambiare approccio e iniziare a focalizzarsi sui contenuti, sulle esperienze e su ciò che le persone dicono e fanno, piuttosto che su ciò che fanno e vogliono fare loro stesse.

      Concordo comunque con quello che dici (dicevi :) )! Grazie per essere passato da queste parti, spero di ritrovarti presto su altri post. :)

  • http://twitter.com/kiuzhack Domenico

    voglio proporti un mio post, non per pubblicità, ma solo perchè l’ho scritto prima che Wired dicesse che il Web era morto… ed effettivamente questa sensazione aleggiava da un po’ di tempo nell’aria. Il mio articolo fà un analisi diversa, forse non è morto il web, ma si è sempliciemente stratificato… ovvero è divenuto sufficentemente maturo per essere le fondamente di nuovi livelli …

    POST: http://to.ly/87T1

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Domenico, e innanzitutto complimenti per il post e per il blog: mi piace molto il tema che hai usato. :) Sì, la penso come te, e il titolo del mio post è provocatorio: non credo che il web sia morto, né che morirà – almeno non a breve. Credo invece che – come tutte le cose – stia evolvendosi, cambiando pelle e sostanza, diventando sempre più user-centrico e quindi adatto alla conversazione, piuttosto che alla semplice esposizione di contenuti.

      Per questo motivo credo che le aziende – ma soprattutto le agenzie – debbano cambiare approccio e iniziare a focalizzarsi sui contenuti, sulle esperienze e su ciò che le persone dicono e fanno, piuttosto che su ciò che fanno e vogliono fare loro stesse.

      Concordo comunque con quello che dici (dicevi :) )! Grazie per essere passato da queste parti, spero di ritrovarti presto su altri post. :)

  • bart

    Ciao Luca, post molto interessante… anche se (per ovvie ragioni, certo) legato ad un contesto troppo adv. Ultimamente sono molto pessimista riguardo la direzione che sta prendendo il web (o digital, fate vobis) proprio per il fatto che sta prendendo una direzione specifica forse per la prima volta in maniera indipendente dal nostro utilizzo. Mi spiego: l’incedere dello sviluppo della rete fino al 2.0 è sempre più o meno dipeso da variabili impazzite, trend e mode “dal basso”. Utenti singoli o gruppi di utenti più o meno slegati tra loro hanno caratterizzato il modo di fruire e riempire la rete. Oggi più che mai, invece, respiro un aria leggermente inquinata… l’aria di un ambiente che mi traina inconsapevolmente in direzioni “obbligate”. È come se prima fossimo tutti in un’enorme campagna dove tutti potevamo costruire strade e in maniera “darwinista” la migliore strada era quella intrapresa da tutti. Oggi mi sembra che siamo quasi obbligati ad intraprendere dei sensi di marcia da misteriosi vigili urbani che ci dicono dove andare. A volte ho la sensazione di rivivere il “rock is dead”. Il web 2.0 si sta lasciando comprare (huffington post, skype…). Gli ultimi avvenimenti e flussi di comunicazione politica (referendum e amm) sono il colpo di reni finale di un animale stanco? Pessimista come visione, non lo nego… Scusa della digressione, sono stato off-topic; tuttavia sono curioso di sapere come la pensi…

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Bart! Sono d’accordo sul fatto che rispetto a qualche anno (mese?) fa le cose siano cambiate e se prima ci trovavamo di fronte a un ambiente da “esplorare” e che veniva costruito man mano secondo le esigenze “dal basso”, ora la tendenza sia quella di seguire determinati trend imposti da chi è nelle condizioni di farlo.

      Non credo che la cosa sia però così netta come sostieni, e non penso neppure che questo possa portare a un tracollo del social web per come lo intendiamo oggi. Penso invece che stia nell’intelligenza di chi “detta le regole” di non tirare troppo la corda, soprattutto su determinati temi, ma piuttosto di cercare di adattarsi a ciò che le persone cercano: insomma credo che la cosa fondamentale sia trovare un giusto equilibrio tra ciò che viene proposto/imposto e ciò che viene “dal basso”, ma – ripeto – a me la situazione non pare assolutamente così tragica.

      Che poi ci sia un cambiamento di prospettiva è normale, visto che anche gli utenti stessi sono ora più alfabetizzati – e esigenti – rispetto a qualche tempo fa. Staremo a vedere. :)

      Grazie per la riflessione! A presto!

      • Andreatorcoli

        No niente tracollo dai… È che ultimamente sto ragionando per assurdo e tendente al negativo. Sono personalmente infastidito dal tutto-va-bene, ma è una cosa personale ovvio. C’è, devo dire, anche un certo gusto a pensare negativo… Si aprono fronti e analogie anche comiche: ieri sera mi sono convinto che il mondo di Demolition Man sia uno scenario possibile. Tu fai bene ad essere equilibrato, così come lo devo essere anche io. Tuttavia, voglio citarti: “bisogna adattarsi a quello che le persone cercano” e “sta nell’intelligenza dio chi detta le regole di non tirare troppo la corda”. Praticamente il marketing riassunto in poche righe… E questo mi fa venire brividi lungo la schiena. Cmq perdonami, è solo l’opinione di una persona contraddittoria e volutamente negativa a fin di bene ;)

  • bart

    Ciao Luca, post molto interessante… anche se (per ovvie ragioni, certo) legato ad un contesto troppo adv. Ultimamente sono molto pessimista riguardo la direzione che sta prendendo il web (o digital, fate vobis) proprio per il fatto che sta prendendo una direzione specifica forse per la prima volta in maniera indipendente dal nostro utilizzo. Mi spiego: l’incedere dello sviluppo della rete fino al 2.0 è sempre più o meno dipeso da variabili impazzite, trend e mode “dal basso”. Utenti singoli o gruppi di utenti più o meno slegati tra loro hanno caratterizzato il modo di fruire e riempire la rete. Oggi più che mai, invece, respiro un aria leggermente inquinata… l’aria di un ambiente che mi traina inconsapevolmente in direzioni “obbligate”. È come se prima fossimo tutti in un’enorme campagna dove tutti potevamo costruire strade e in maniera “darwinista” la migliore strada era quella intrapresa da tutti. Oggi mi sembra che siamo quasi obbligati ad intraprendere dei sensi di marcia da misteriosi vigili urbani che ci dicono dove andare. A volte ho la sensazione di rivivere il “rock is dead”. Il web 2.0 si sta lasciando comprare (huffington post, skype…). Gli ultimi avvenimenti e flussi di comunicazione politica (referendum e amm) sono il colpo di reni finale di un animale stanco? Pessimista come visione, non lo nego… Scusa della digressione, sono stato off-topic; tuttavia sono curioso di sapere come la pensi…

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Bart! Sono d’accordo sul fatto che rispetto a qualche anno (mese?) fa le cose siano cambiate e se prima ci trovavamo di fronte a un ambiente da “esplorare” e che veniva costruito man mano secondo le esigenze “dal basso”, ora la tendenza sia quella di seguire determinati trend imposti da chi è nelle condizioni di farlo.

      Non credo che la cosa sia però così netta come sostieni, e non penso neppure che questo possa portare a un tracollo del social web per come lo intendiamo oggi. Penso invece che stia nell’intelligenza di chi “detta le regole” di non tirare troppo la corda, soprattutto su determinati temi, ma piuttosto di cercare di adattarsi a ciò che le persone cercano: insomma credo che la cosa fondamentale sia trovare un giusto equilibrio tra ciò che viene proposto/imposto e ciò che viene “dal basso”, ma – ripeto – a me la situazione non pare assolutamente così tragica.

      Che poi ci sia un cambiamento di prospettiva è normale, visto che anche gli utenti stessi sono ora più alfabetizzati – e esigenti – rispetto a qualche tempo fa. Staremo a vedere. :)

      Grazie per la riflessione! A presto!

      • Andreatorcoli

        No niente tracollo dai… È che ultimamente sto ragionando per assurdo e tendente al negativo. Sono personalmente infastidito dal tutto-va-bene, ma è una cosa personale ovvio. C’è, devo dire, anche un certo gusto a pensare negativo… Si aprono fronti e analogie anche comiche: ieri sera mi sono convinto che il mondo di Demolition Man sia uno scenario possibile. Tu fai bene ad essere equilibrato, così come lo devo essere anche io. Tuttavia, voglio citarti: “bisogna adattarsi a quello che le persone cercano” e “sta nell’intelligenza dio chi detta le regole di non tirare troppo la corda”. Praticamente il marketing riassunto in poche righe… E questo mi fa venire brividi lungo la schiena. Cmq perdonami, è solo l’opinione di una persona contraddittoria e volutamente negativa a fin di bene ;)

  • http://twitter.com/ParideLuginillo Paride Luginillo

    Complimenti per il post, molto interessante….condivido appieno!

  • http://twitter.com/ParideLuginillo Paride Luginillo

    Complimenti per il post, molto interessante….condivido appieno!

  • Carmine

    come il microchip sottopelle di Minority Report che elimina il problema di password e identità così credo si arriverà ad uno strumento unifcato e fb si candida benissimo. E io sarò un afecionado! Perchè ogni volta devo sempre avere il terrore che mi si chiudano le 1000 finestre che lascio sempre aperte su mozzilla?

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