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Facebook e Twitter non sono così diversi (ma neanche così uguali)

Facebook sta per annunciare una serie di grandi cambiamenti che sarà bene osservare da vicino per tutti i brand che vogliono capitalizzare al meglio la propria presenza su quello che entro qualche mese diventerà un luogo popolato da un miliardo di individui: potete seguire da qui il countdown per l’annuncio delle nuove Brand Page (che corrisponderà anche al rilascio di nuovi formati di FB Premium Ads).

Nel frattempo – anche in Italia – l’utilizzo di Twitter è sempre più massiccio, tanto da parte delle persone (più o meno famose), quanto da parte dei brand che sembrano non vederlo più come un mezzo sconosciuto e poco utile, ma sempre più interessante in ottica di conversazione: come per tutti gli strumenti, è importante però comprenderne le peculiarità prima di tuffarsi a capofitto nel suo utilizzo.

È quindi fondamentale capire i differenti modi di approcciare i due media per ottimizzare la presenza su entrambi: trattarli nella stessa maniera, limitandosi a replicare i contenuti è un enorme errore in cui spesso si rischia di incorrere. Questo non significa che non possano essere utilizzati per promuovere – ad esempio – i medesimi articoli presenti sul proprio sito, ma che il modo di farlo dev’essere diverso: un po’ per la diversità dell’audience, e molto per le differenze dei due mezzi.

 

Quanto spesso?

Facebook
Edge Rank è l’algoritmo che regola la visibilità dei contenuti presenti nei newsfeed dei nostri profili: come spiegavo in questo post, si basa su affinità, peso dell’interazione e tempo di decadimento della stessa (per approfondire date un’occhiata qui). Dipende molto dal tipo di brand, da quanti utenti seguono quella pagina e dal grado di engagement che ha una determinata pagina, ma è importante – per mantenere attiva la conversazione con le persone – postare spesso e – inutile dirlo – proporre contenuti interessanti: secondo uno studio condotto da Bitly 3 volte al giorno è – in media – la quantità corretta di update da condividere con i propri fan visto che il ciclo di vita di un update è di circa 3 ore.
Twitter
Su Twitter la situazione è diversa: lo stream è vivo, velocissimo e sempre in movimento. Le persone non si sentono bombardate: non seguono solo i propri amici, e se cliccano follow sull’account di un brand è perché vogliono avere notizie da quella marca – certo, chi ne pubblica 5/6 di fila rischia il defollow immediato (un brand che twitta più di una volta all’ora – ovviamente le interazioni personali con gli altri utenti esulano da questa regola – rischia il 200% in più di un account normale il defollow). Insomma, rispetto a Facebook la frequenza può certamente essere maggiore, ma anche qui vige la regola di condividere contenuti interessanti, senza aver paura di riprendere e citare esclusivamente quelli “creati in casa”.

 

Le dimensioni? Contano

Facebook
Uno studio condotto da Buddy Media dimostra che gli update più brevi di 80 caratteri garantiscono il 27% di engagement in più: quindi, nonostante Facebook permetta ora di scrivere update kilometrici, meglio non andare oltre le 4 righe di testo, visto che nessuno le leggerà. Insomma, se proprio non ce la fate a condividere il messaggio in poche parole, meglio servirsi di un link e approfondire – come si deve – in un luogo esterno.
Twitter
I famosi 140 caratteri sono già di per sé un limite che in molti fanno fatica a rispettare, ma spesso si dimentica che arrivare a filo rende difficili i RT e le @mention: molto meglio rimanere sotto ai 120/130 caratteri per ottimizzare il click-through rate (come spiegavo anche in questo post). Vuoi perché su Twitter più si è concisi e diretti meglio è, vuoi perché troncare i post e servirsi di strumenti che permettono di postare tweet più lunghi fa apparire il tutto molto “artefatto”.

 

Interazione?

Facebook
Per propria natura Facebook consente scambi di opinioni aperti e “permanenti”: questo è sicuramente un grande rischio per i brand che decidono di avere una presenza ma non sanno come gestirla, ma anche un’enorme opportunità per chi invece decide di “aprirsi” e ascoltare quello che le persone hanno da dire. Rispetto a Twitter, ciò che si risponde su Facebook rimane più in evidenza, anche per chi non ha partecipato direttamente alla conversazione: i brand che decidono di rispondere ad eventuali lamentele attraverso la propria brand page, non rispondono solo alla persona che le ha sollevate, ma a tutte quelle che hanno lo stesso problema e che potranno quindi trovare una soluzione grazie a chi è arrivato prima di loro.
Twitter
Interagire con i propri follower è fondamentale, sia per far percepire che dietro all’account non c’è un bot che replica e condivide contenuti, sia perché – come dimostra uno studio di Dan Zarellai tweet che contengono RT, via, @mention hanno un click-through rate più elevato rispetto a quelli che non ne hanno.
Ovviamente questo è solo parte della ragione per cui l’interazione con i follower è importante: Twitter è infatti un formidabile strumento per rispondere in tempo reale – e one-to-one – ai propri consumatori, e consente – dove non è possibile fornire una risposta in poche battute – di indirizzare le persone nel luogo giusto per vedere i propri problemi risolti.
 
 
Queste sono solo alcune delle differenze che contraddistinguono due mezzi tanto diversi che spesso vengono considerati simili: se fino a pochi mesi fa – in Italia – Twitter veniva considerato terreno di sperimentazione, oggi – sempre più spesso – i brand desiderano avere una presenza anche su questo canale, molte volte senza conoscerne le peculiarità e non comprendendone potenzialità e vantaggi, ma soprattutto i rischi che comporta se non gestito in maniera corretta. È quindi importante innanzitutto focalizzarsi sugli obiettivi che ci si pone quando si decide di aprire una Facebook Page o un account Twitter e poi capire che tipo di contenuti si possono/vogliono proporre alle persone che vogliamo ci seguano.

E voi, in che modo differenziate la vostra presenza sui diversi canali? Avete un approccio unico e modificate solo il tono di voce o proponete contenuti ad hoc per ciascuno dei canali che utilizzate?

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