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Foursquare in Italia c’è: ecco le prove, dalla #4sqconf

Ebbene sì: Swarm Badge doveva essere e Swarm Badge è stato.

Quello che, in fin dei conti, è soltanto un ammasso di pixel colorati – bellino eh, ma sostanzialmente privo di utilità e valore – simboleggia invece una cosa molto più importante: l’Italia c’è, è viva e inizia a muoversi – seppur coi suoi ritmi e tempi – di fronte all’inesorabile onda dell’innovazione portata dai social media.

#4sqconf / Prima Conferenza italiana dei Sindaci di Foursquare

Qualcuno dirà “beh dai, radunare 50 invasati in un posto mica sarà un’impresa”, e infatti non lo è. L’impresa è accorgersi di quanti ragazzi competenti, quanti professionisti di settori diversi e quante persone “normali” abbiano capito che Foursquare non è un gioco – non solo almeno – ma un’opportunità di business interessante, reale e che sta crescendo a ritmi spaventosi.

Ma voglio partire dall’inizio, voglio condividere il mio stupore nell’aver partecipato ad un evento organizzato in maniera impeccabile. No, non me lo aspettavo, non così perfetto. Non che mancasse la fiducia nei ragazzi che hanno dato vita a quest’appuntamento, ma sinceramente una cosa del genere, beh, non pensavo proprio: i quasi 40 gradi che a metà Luglio rendono Bologna più simile all’Inferno dantesco che alla splendida città che tutti conosciamo sono diventati un lontano ricordo nel momento in cui – con SuonatoreJones (Antonio Severino) e DelyMyth (Elena Franco) – ho varcato il cancello di via Frassinago 18.

Nemmeno il tempo di appoggiare il Mac, che l’attivissimo servizio di catering (con t-shirt personalizzate a tema) ci ha accolto con frutta ghiacciata – e per ghiacciata intendo…ghiacciata – succhi, acqua, caffè e quant’altro. Saluti di rito con chi avevo già incrociato, presentazioni con volti noti e meno noti, e si va a fare – manco a dirlo – il check in. Il check in di registrazione all’evento ovviamente…cos’avevate pensato!? Ci viene consegnato un welcome pack che definire “ricco” è un riduttivo: una splendida penna stilografica (no, non la solita pennina brandizzata, ma una penna di qualità), una Matilunga (se non sai cos’è guarda qui), una fascia tricolore da sindaco con nome, cognome e Mayorship da inserire e…il numero di Luglio di Wired UK sulla cui copertina campeggia il bel faccione di Dennis Crowley.

Applausi sinceri a Roberto Cobianchi, Francesca Fabbri, Tommaso Sorchiotti e Lisa Marie Gelhaus! Bene, bravi, bis! Tris anche, quando volete!

Ma è solo l’inizio. Già, perché il palcoscenico della Conferenza è un vero e proprio gioiello: sarà che a me piace esattamente quel tipo di arredamento, sarà che il mix tech/minimalista + verde mi attrae un sacco, fatto sta che un posto così bello per una conferenza del genere non me lo potevo proprio immaginare. Pur avendo visto le foto prima di partire, sono rimasto veramente impressionato: posto splendido, sedie e tavoli per tutti, servizio di catering super efficiente, ospiti sorridenti, wifi per tutti (un po’ ballerino…ma con 70 smanettoni all’opera tutti insieme era anche prevedibile) e aria condizionata a cacciare fuori il caldo soffocante del week end più rovente dell’anno. Insomma, tutto perfetto.

Dopo un breve giro della location, e dopo aver individuato un buon punto per fare qualche scatto e una presa per attaccare il Mac e il dormiente iPhone (grazie Vodafone…), ci sediamo mentre Roberto e Tommaso introducono la giornata e prendono tempo finché l’abbronzatissimo :D Pandemia (Luca Conti) guadagna la postazione da cui partiranno tutte le presentazioni della giornata.

Ora, riassumerle mi pare un po’ inutile, e – sono sicuro – ometterei qualcosa di importante, quindi mi limiterò a elencare i relatori e a commentare i punti che mi hanno colpito – perché condivisi, o per le perplessità che mi hanno lasciato.

Luca Conti
Il primo intervento – come detto – è stato quello di Luca Conti (che ringrazio di cuore per aver sbriciolato in 4 millisecondi ogni mio dubbio sul dress code da adottare: è spuntato dal porticato in via Frassinago ostentando un’abbronzatura da “Natale sul Nilo”, con infradito, camicia aperta e bermuda. A fine presentazione ci ha spiegato che ha dovuto sacrificarsi per guadagnare la Mayorship di un piccolo porto in Grecia – “un duro lavoro che qualcuno doveva pur fare”). Luca ci ha parlato di uno dei temi più caldi quando si parla di Foursquare, Geolocalizzazione e Social Media in generale: la privacy.

Partendo dall’ormai fu-PleaseRobMe, ha espresso le sue perplessità su coloro che fanno i check-in a casa – cosa che personalmente non faccio né mai farò, non perché abbia paura di stalker o malintenzionati, ma semplicemente perché non ne vedo il senso – ha poi proseguito ponendo una serie di interrogativi legati alla consapevolezza di ciò che si sta facendo quando si clicka su “CHECK IN” e a che tipo di contatti aggiungere – solo amici veri o anche perfetti sconosciuti?

Il mio giudizio a riguardo è molto semplice: quando faccio un check in sono conscio del fatto che sto dicendo a tutti i miei contatti su Foursquare dove sono e cosa sto facendo. Punto. Su Facebook e Twitter solitamente condivido solo le Mayorship – sì, è egocentrismo, come quello di tutti in fondo :D – e solo in casi particolari il check in. Insomma, mi pare un po’ la stessa minestra di quelli che si lamentano del fatto che su “Facebook la gente si fa i fatti miei”: fai a meno di scriverli, accetta richieste di amicizia solo di chi vuoi e non mettere la foto mentre balli a torso nudo grondante di birra su un tavolo se il giorno dopo stai a casa dal lavoro…in malattia.

Gianluca Digoli
Dopo qualche minuto di dibattito, in cui Elena Franco ha iniziato a costruire le fondamenta del premio “bambino secchione che alza sempre la mano”, è stato il turno di Gianluca Diegoli: “Come raggiungiamo la massa critica”. E per critica intendeva critica veramente, nel senso che ha posto – e risposto – a 14 perplessità nei confronti di Foursquare.

Premetto una cosa: non mi trovo d’accordo con molti dei punti riportati da Gianluca, ma per alcuni aspetti è riuscito a far vacillare le mie certezze e a farmi riflettere su aspetti che non avevo considerato – in fondo è questo lo scopo e il bello di questi eventi: se tutti la pensassimo allo stesso modo e ci immergessimo in un mare di complimenti e elogi sarebbe una palla mortale, no? Se poi consideriamo che – essendomi già imbattuto nel suo blog – avevo già imparato ad apprezzare il suo approccio al marketing…beh, ascoltarlo è stato un piacere.

14 critiche dicevo, 14 punti su cui riflettere e 14 motivi per cui Foursquare dovrebbe iniziare a temere di fare la stessa fine di Loopt, Brightkite, Gowalla e compagnia bella. Uno di questi punti vedeva paragonato Foursquare ad applicazioni come Around Me, o servizi – community – come TripAdvisor: ecco, questo è uno di quelli su cui non ho cambiato idea: sono cose diverse, sarebbe un po’ come paragonare Twitter e Facebook, una 5oo e una Mustang, Bush e Obama. Sono cose diverse appartenenti a mondi diversi, anche se con alcuni punti di contatto…(tranne gli ultimi due forse)

Una cosa su cui invece mi son fermato a pensare è stata la questione riguardante il criterio di assegnazione delle Mayorship proposto da Gianluca: perché premiare il più fedele e non il migliore? Perché il Mayor dev’essere quindi chi va più spesso in un posto invece che quello che dà indicazioni più interessanti? Ecco, su questo credo sarebbe giusto ragionare, anche per i nostri amici oltreoceano, ma credo che con l’introduzione dei Like delle venue – che prima o poi verrà implementata, fidatevi – questo “problema” sarà risolto. Anche se poi, mi chiedo se per un brand – un negozio, ristorante, bar, etc… – sia più importante un cliente che mi viene a visitare spesso, o un cliente che dà indicazioni precise su ciò che offro. Questione spinosa e molto ampia.

Edoardo Piccolotto
Il terzo a prendere la parola è stato Edoardo Piccolotto che ha esordito in modo davvero spettacolare: “Sono qui per parlarvi di Gowalla!”. Applausi per lui.
La sua presentazione – “Gowalla ed il processo di Branding” – è stata interessante per chi, come me, conosce sì Gowalla, ma non in profondità – soprattutto non conoscevo i casi di aziende che l’hanno utilizzato in maniera intensiva, come Nike. Insomma, una presentazione che ha catturato la mia attenzione perché mi ha parlato di qualcosa di nuovo, ma per cui non ho elementi validi per considerazioni o altro: insomma, mi sono limitato ad un interessato ascolto e, anzi, mi piacerebbe recuperare le slide per riguardarmele con calma, e fare amicizia – attenzione, ho detto amicizia, niente di più… – con Gowalla, con cui ho avuto solo qualche sporadico incontro furtivo verso Settembre, e poche altre fuitine estemporanee e senza sentimento. :D

Pausa, coffee break: e anche qui applausi agli organizzatori per la tempistica perfetta, soprattutto per chi – come me – tra una foto, un tweet e un aggiornamento del blog, stava iniziando ad avere visioni mistiche e allucinazioni.

Ne approfitto per fare una pausa anche qui, visto che mi sono già dilungato abbastanza.

Col prossimo post arriveranno anche gli altri interventi, le considerazioni finali e un paio di chicche che hanno allietato il nostro pomeriggio. Intanto iniziate con i vostri commenti, le vostre perplessità, o semplicemente per linkarmi altro materiale interessante.

Continua…

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