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I tuoi contenuti funzionano?

Partiamo da un presupposto: i social media sono un canale – anzi, oggi sono IL canale – attraverso cui veicolare contenuti utili a creare una relazione con gli utenti, e possibilmente a mantenerla più a lungo possibile.

I contenuti quindi sono il cuore della comunicazione: contenuti deboli significano scarso coinvolgimento, e scarso coinvolgimento significa povertà della relazione. Insomma, esattamente ciò che non si vuole accada nel momento in cui si decide di servirsi di Facebook, Twitter, LinkedIn, Flickr, figli e figliocci.

Sempre più di frequente si perde di vista questa centralità e ci si concentra piuttosto sulle opportunità che offre (dovrebbe offrire?) il canale – insomma, si tende a guardare il dito e a ignorare completamente la Luna, come spesso accade quando ci si trova di fronte a delle novità (novità in Italia chiaramente…) e si ha quella frenesia – tipicamente infantile – di voler ottenere tutto e subito.

Ma torniamo a noi, anzi, torniamo ai contenuti di Johnatan Morrow - Copyblogger.com – che ci regala un interessante insieme di ragioni per cui probabilmente i nostri contenuti non sono all’altezza delle nostre aspettative e non ci aiuteranno a raggiungere il risultato che sognavamo: quello di diventare gli amici fidati dei nostri utenti, di convincerli che il nostro detersivo lava più bianco, è più conveniente anche se costa di più e – perché no – attirerà un sacco di pretendenti grazie a quel profumo che non copre il sudore, ma lo elimina. Per sempre!

Vi riporto alcuni dei motivi elencati, quelli apparentemente più scontati, ma che troppo spesso inficiano il lavoro che sta a monte di tutta l’azione sui social media – e non solo. Ho voluto rivederli in parte, lasciando però invariato il senso, visto anche che mi trovo d’accordo con più o meno tutto quello che scrive qui Morrow.

Queste regole possono tranquillamente essere applicate a qualsiasi altro contenuto atto a comunicare, a creare relazioni (e possibilmente a mantenerle) e coinvolgimento, quindi credo possano veramente tornare utili a chiunque.

I tuoi post sembrano degli articoli di giornale?
Un tempo, diciamo dal 18 Luglio del 1997 – il giorno a cui si fa simbolicamente risalire la nascita dei blog – anche i blog aziendali trattavano i post come si sarebbero trattate le pagine del proprio diario personale, dove ognuno scriveva i propri pensieri, quello che aveva fatto durante il giorno, o al massimo il parere su un prodotto o un’esperienza avuta. Beh, diciamo che i tempi sono cambiati, ma soprattutto che se l’intenzione è di creare un magazine online non dovrai iniziare i post con “Caro Diario…”.

Per scrivere un post impieghi meno di un’ora?
È vero: un buon post può anche essere scritto in 15 minuti, ma questo non accade molto spesso (a me non è mai successo…).
I blogger che conosce Johnatan Morrow impiegano mediamente dalle 2 alle 10 ore per scrivere un buon post. Ovviamente il concetto di “buono” è relativo, ma secondo me ALMENO 2 ore sono necessarie se si sta trattando qualcosa che si conosce già piuttosto bene. Se il tema è completamente nuovo, direi che almeno il doppio del tempo è d’obbligo – se non altro per documentarsi a dovere. È naturale che ci siano troppe variabili in gioco per dare delle linee guida rigide e adattabili a ogni occasione, ma almeno aiuta a far capire a chi è convinto che pubblicare un post sia poco più impegnativo che digitare un sms che non è proprio così.

Stai tenendo da parte le tue migliori idee?
Se stai pensando di pubblicare, ad esempio, il tuo ebook soltanto quando il tuo blog avrà raggiunto una grande popolarità, siediti, ragiona e cambia idea. Citando Warren Buffett sarebbe come “aspettare di essere vecchio per fare sesso”. Quindi, se hai una buona idea in testa: pubblicala!

Leggi meno di 10 ore alla settimana?
Oltre a scrivere tanto, per produrre buoni contenuti è fondamentale – e anzi, forse anche più importante – leggere un bel po’. Questo aiuta a conoscere – e apprezzare – nuovi stili, stimola la creatività, permette di scoprire storie e curiosità di cui parlare, anche facendole vivere al di fuori del loro attuale habitat. Concordo con Johnatan Morrow nel dire che 10 ore alla settimana di pura lettura siano il minimo per ritenersi quasi a posto con la propria coscienza di creatore di contenuti.

Vi invito a leggere il resto su Copyblogger.com, ma soprattutto a dirmi cosa ne pensate. Sono tutte chiacchiere o c’è qualcosa di vero? Voi cosa tendete a sbagliare di solito?

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  • Ale L.

    Mi convince tutto tranne un aspetto, che viene trattato solo in parte: quando il content management non è legato al tuo blog personale, quando non crei, quindi, contenuti per te stesso, per il tuo hobby, per la tua community (spesso di amici o quasi amici, di follower e liker) ma per un cliente, un’azienda, un brand che ti paga per scrivere e necessita di un numero di contenuti al mese (ancora più verosimilmente, alla settimana), non hai tutto questo tempo. Né per scrivere, né per leggere. Impostare una strategia fa parte del buon senso, incastrare il modo di navigare, di leggere, di curiosare e di prendere spunto anche.
    Ma in sintesi, l’aspetto professionale rimane vincolato ad aspetti logistici, di deadline.
    Ci vorrebbe un vademecum del content manager!

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Ale, sì, è vero, per chi gestisce blog corporate è molto più complicato – ed è giusto e normale che sia così. Ovviamente quando si producono contenuti per sé stessi si ha maggiore libertà – da tutti i punti di vista – ed è chiaro che ci si può anche prendere più tempo per documentarsi, studiare e aggiornarsi su un determinato tema: siamo noi i nostri stessi datori di lavoro in quel caso.

      Quello che voglio però sottolineare – e che vedo sempre più spesso come un’attività rara – è di fare, per quanto possibile, lo stesso anche quando scriviamo “per qualcuno”: questo non significa essere onniscenti, o dover impiegare le nostre notti a imparare a memoria tutte le caratteristiche degli assorbenti (per fare un esempio estremo) dei nostri competitors, ma quantomeno cercare di andare a leggere le opinioni delle persone che ne fanno uso, capire che le criticità e i punti importanti per loro. Insomma, un po’ di approfondimento è necessario se si vogliono produrre contenuti efficaci, altrimenti tanto vale riportare i comunicati stampa così come stanno…ed è purtroppo una pratica molto più diffusa di quanto si pensi.

      Grazie mille per il tuo contributo! :) E, sì, ci vorrebbe un vademecum, assolutamente.

  • Ale L.

    Mi convince tutto tranne un aspetto, che viene trattato solo in parte: quando il content management non è legato al tuo blog personale, quando non crei, quindi, contenuti per te stesso, per il tuo hobby, per la tua community (spesso di amici o quasi amici, di follower e liker) ma per un cliente, un’azienda, un brand che ti paga per scrivere e necessita di un numero di contenuti al mese (ancora più verosimilmente, alla settimana), non hai tutto questo tempo. Né per scrivere, né per leggere. Impostare una strategia fa parte del buon senso, incastrare il modo di navigare, di leggere, di curiosare e di prendere spunto anche.
    Ma in sintesi, l’aspetto professionale rimane vincolato ad aspetti logistici, di deadline.
    Ci vorrebbe un vademecum del content manager!

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Ciao Ale, sì, è vero, per chi gestisce blog corporate è molto più complicato – ed è giusto e normale che sia così. Ovviamente quando si producono contenuti per sé stessi si ha maggiore libertà – da tutti i punti di vista – ed è chiaro che ci si può anche prendere più tempo per documentarsi, studiare e aggiornarsi su un determinato tema: siamo noi i nostri stessi datori di lavoro in quel caso.

      Quello che voglio però sottolineare – e che vedo sempre più spesso come un’attività rara – è di fare, per quanto possibile, lo stesso anche quando scriviamo “per qualcuno”: questo non significa essere onniscenti, o dover impiegare le nostre notti a imparare a memoria tutte le caratteristiche degli assorbenti (per fare un esempio estremo) dei nostri competitors, ma quantomeno cercare di andare a leggere le opinioni delle persone che ne fanno uso, capire che le criticità e i punti importanti per loro. Insomma, un po’ di approfondimento è necessario se si vogliono produrre contenuti efficaci, altrimenti tanto vale riportare i comunicati stampa così come stanno…ed è purtroppo una pratica molto più diffusa di quanto si pensi.

      Grazie mille per il tuo contributo! :) E, sì, ci vorrebbe un vademecum, assolutamente.