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“Mia nonna è un’influencer” e altre storie di serendipity

Si parla sempre di come “il web ha cambiato le nostre vite”, di quanto “Facebook stia rendendo sempre più labile il confine tra pubblico e privato”, della “capacità di Twitter di dare voce alle persone”. Raramente ci si ferma a pensare a quali siano nella pratica i vantaggi (e gli svantaggi) del social web, di come i nostri comportamenti e le nostre abitudini siano ora influenzate pesantemente da un territorio che avvicina sempre di più la nostra presenza online alla vita di tutti i giorni.

Serendipity
Molte persone sono convinte che sia sufficiente fare attenzione a ciò che si condivide per essere immuni a questi cambiamenti, un po’ perché non li ritengono necessari, un po’ per “paura” di vedere minata la propria privacy, molto spesso per una sorta di snobismo (avete notato con quanta fierezza le persone che non hanno un account Facebook lo fanno notare?).

Questo post non vuole studiare chissà quali comportamenti antropologici o fenomeni sociologici, ma semplicemente mettere in evidenza un concetto molto importante, sulla base di esperienze reali che chiunque di voi sia arrivato a leggere fino a qui, ha sicuramente avuto.

Lo spunto nasce da un incontro, quasi casuale, che ho avuto la scorsa settimana con una persona che stimo molto e che senza canali come Twitter, Facebook, Foursquare o Instagram non avrei mai conosciuto.

Faccio però un passo indietro, e parto dalla definizione del fenomeno che secondo me è il più intrigante tra tutti quelli che il social web ha amplificato: il concetto di serendipity.

Serendipity significa “happy accident” o “pleasant surprise”, più nello specifico è la casualità di trovare qualcosa di utile o di positivo senza esserne alla ricerca.

Fonte:Wikipedia

La casualità non è stato tanto l’incontro in sé, ma tutto quello che viene prima e dopo quel momento. Siamo in contatto da diversi anni, perché lavoriamo in ambiti affini e i nostri interessi professionali coincidono molto spesso: non ricordo neppure quand’è stata la prima volta che ci siamo scritti, né su che canale. Fatto sta che dopo esserci sentiti e dati appuntamento, abbiamo trascorso un paio d’ore chiacchierando del più e del meno, di contatti in comune e di tematiche legate al nostro lavoro.

Uno degli argomenti più caldi in questo periodo è quello dell’influenza online, degli strumenti per misurarla (Klout, PeerIndex, Kred ad esempio) e dell’inaffidabilità degli stessi. Lui è un ingegnere, un tecnico, io faccio tutt’altro, ma condividiamo la stessa idea sul tema.

Pomodoro

“Luca, io reputo una persona influente quando riesce a modificare l’opinione ed il comportamento di almeno un’altra persona. Mia nonna ad esempio, quando alla casa di riposo parla bene di un determinato tipo di pomodori è l’influencer numero uno: tutti la ascoltano, e quando dovranno compare dei pomodori stai sicuro che compreranno quelli. Questa è un’influencer.”

Ho trovato questo esempio perfetto, perché racchiudeva esattamente il mio pensiero rendendolo comprensibile anche per i non addetti ai lavori, a cui magari non sarebbe stato chiaro che – ad esempio – secondo me non esistono influencer trasversali, ma semplicemente persone capaci di raggiungere un alto numero di persone, o altre molto credibili in determinati ambiti (il visual di Stefano Maggi spiega molto bene quello che intendo).

Social Influence
Avrei potuto spiegare che Giorgio Chiellini è molto autorevole quando parla di calcio, e ha moltissimi follower su Twitter, ma che se parlasse di make-up o acconciature magari non sarebbe altrettanto credibile (o magari sì eh :D ).

Il caso vuole che il giorno successivo mi trovassi a tenere una corso di formazione presso un cliente, e ad un certo punto della giornata è emerso il tema dell’influenza online, di chi siano questi famosi influencer, di cosa fa di una persona un utente influente, etc. La chiacchierata della sera precedente è stata più utile di qualsiasi studio, pubblicazione o ricerca, perché mi ha consentito di spiegare a persone che non conoscevano questo concetto, un tema che anche per gli addetti ai lavori è spesso spinoso. Ed allo stesso tempo mi sono reso conto di quanto influente sia stata la persona che mi ha parlato dei pomodori e di sua nonna.

Potrei fare tantissimi altri esempi, legati all’incontro di persone avvenuto grazie ad un check-in su Foursquare – ad esempio – o al fatto che ho conosciuto alcune persone che ora posso definire amici: certo, queste dinamiche esistevano anche prima della diffusione dei canali social. È sempre successo di incontrare, interagire e conoscere persone per caso, magari grazie a contatti in comune, ma mai come oggi è stato possibile farlo su una scala così vasta (sia in termini geografici che di volume di contatti), e potendola – per alcuni aspetti – incentivare ed indirizzarla (possiamo scegliere di entrare in contatto solo con persone con determinati interessi in comune, o di condividere solo con chi vogliamo noi determinate azioni – ad esempio un check-in).

C’è ovviamente – come per tutte le cose – anche il rovescio della medaglia, che in molti casi non è possibile evitare, ma anche questo fa parte della vita reale, quella vita che è sempre più difficile considerare come “altra cosa” rispetto alla nostra presenza online.

[Photo Credits: Flickr]

[la nonna in questione, è nonna di Fabio Lalli. Serendipity è anche ricevere un sms con scritto "È mia nonna quellaaaa!"]

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