6 motivi per cui nessuno vi RTweetta
I feedback sono una componente importante nelle nostre vite. Pensateci un attimo: quando salutiamo qualcuno per strada ci aspettiamo una risposta, quando facciamo un favore a qualcuno, essere ringraziati ci fa piacere, e così via.
Scrivere un post non è poi così diverso: fa parte della nostra natura attendersi una reazione, soprattutto per qualcosa che abbiamo creato col nostro impegno.
Le reazioni del social web sono i retweet, i like e i commenti.

Le reazioni del social web sono i retweet, i like e i commenti.

È importante capire perché i nostri contenuti non vengono condivisi, per quale ragione non generano reazioni da parte di chi li legge: ci sono almeno 6 buoni motivi per cui questo accade – anzi, NON accade – e altrettante soluzioni che possono migliorare lo status quo.
Ci leggono in pochi, non ci segue nessuno
Il blog è poco letto: è normale che siano in pochi a parlarne. Questo è comune – e normale – soprattutto per i nuovi blog, quelli che stanno muovendo i primi passi nel social web e magari non sono ancora molto conosciuti.
La soluzione? Cercare di costruirsi una buona audience su Twitter, in modo da avere un canale per veicolare i propri contenuti: per farlo sarà importante iniziare a seguire gli influencer del vostro campo, non tanto per sperare in un follow-back o magari in un loro RT (come se Brian Solis o Chris Brogan condividessero i miei post…), ma per capire chi sono i loro follower, per conoscerli e iniziare a conversare con loro.
Sbagliate tipo di contenuti
Ci sono contenuti che si prestano più di altri ad essere condivisi: un post personale difficilmente incentiva lo share, mentre è molto più probabile il RT per una notizia dell’ultim’ora, per una recensione, o per un tutorial. Ecco, i tutorial e gli how to sono i contenuti che probabilmente si prestano meglio alla condivisione, ancor più delle news perché non hanno una “scadenza”. Quindi, occhio al tipo di post che producete: non rimaneteci male se nessuno retweetterà il post in cui raccontate che state per partire per un viaggio, aspettatevi delle reazioni invece quando tornerete carichi di consigli da dare a chi partirà dopo di voi!
Il titolo – spesso – fa la differenza
Se è vero che il social web premia i buoni contenuti – e i loro autori – è anche vero che la prima impressione spesso è quella che conta: e la prima impressione su Twitter la fa il titolo, perché è l’unico elemento – insieme agli hashtag – che accompagna la vostra url nella timeline dei vostri follower. Per carità, non è necessario usare titoli mirabolanti o chissà che effetti speciali, ma è importante cercare di spiegare in breve – e in modo onesto – di cosa si sta parlando.
Date un’occhiata a questo post di Diana Adams per capire cosa intendo.
Non siate logorroici
È importante pensare prima di tutto a chi legge, visto che è per loro che state scrivendo: è inutile – e dannoso – dilungarsi in lunghissime premesse. Chi legge ci dà 2 paragrafi di tempo, al massimo 3, per catturare la sua attenzione: non buttiamo via la possibilità che ci sta offrendo. Questo non significa assolutamente scrivere post brevi per forza, ma andare “straight to the point“, per poi – eventualmente – dilungarsi quando siamo sicuri di aver accompagnato il lettore al sicuro, e di averlo convinto a non andarsene.
Non state creando valore
Se vi limitate a riportare sempre e soltanto notizie, senza offrire il vostro punto di vista, le persone si stancheranno di leggervi: in fondo ci sono tanti blog che dicono le stesse cose, e magari sono anche più piacevoli da navigare. È importante offrire qualcosa a chi ci legge, dargli la possibilità di commentare per appoggiare le vostre idee o per discutere della vostra opinione: vi piacerebbe trovarvi al bar il lunedì e discutere con uno che vi dice solo il risultato delle partite e poi se ne va?
Size that matters…and position too
Siete sicuri che i pulsanti di share siano ben visibili? Può sembrare una cosa banale, ma spesso la posizione dei pulsanti condiziona le azioni di chi legge: perché dovrei condividere un post che devo ancora leggere? Per questo motivo preferisco inserire i pulsanti di condivisione a fine post, e prediligo quelli “ufficiali” agli altri: non tutti hanno familiarità con questi strumenti, e ritrovare qualcosa che hanno già visto sicuramente li rassicura. Ah, vi consiglio di inserire anche il pulsante di share di LinkedIn (lo trovate qui) – ovviamente se scrivete di temi politically correct o inerenti al vostro lavoro, non se vi occupate di traffici illeciti.
Ecco, immagino che arrivati a questo punto abbiate già retweettato il post. A parte gli scherzi, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, se avete in mente qualche altro motivo (ce ne sarebbero – probabilmente – a decine) per cui nessuno condivide i vostri post. Lo spazio qui sotto è a vostra disposizione per commentare, suggerire o semplicemente dirmi che erano tutte cose ovvie – perché, sì, in effetti lo sono, ma spesso non si tengono a mente.







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