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Quando l’agenzia si fa il sito in 140 caratteri

Sembra che Facebook non sia l’unica minaccia alla lunga vita del web: ora ci si mette anche Twitter a spingere i cari vecchi siti verso il passato – o quantomeno a renderli un po’ meno indispensabili rispetto a ieri.

Vi ricordate il sito di VitaminWater (di CocaCola)? Se provate ad accedervi venite rimandati alla Facebook Page del prodotto: se può farlo una marca perché non dovrebbe essere una buona mossa anche per un’agenzia di comunicazione? E questa dev’essere l’idea che ha spinto Grey Stockholm a trasferire il suo sito web interamente su Facebook.

Il messaggio che accoglie chi naviga verso www.grey.se è esplicativo: “Vogliamo essere dove stanno le persone, e visto che 2 milioni e mezzo di svedesi sono su Facebook, abbiamo voluto spostare il nostro sito su Facebook”. Chiaro, pulito, senza tanti fronzoli.

Ma c’è chi si è spinto oltre e ha spostato la sua presenza online completamente su Twitter: è Kamchatka, un’agenzia creativa argentina, che, grazie alle feature del #newtwitter, ha potuto replicare tutti i contenuti di cui necessita in messaggi da 140 caratteri – e ovviamente in materiali multimediali, ora integrati e visibili direttamente nella piattaforma.


Kamchatka ha fatto una cosa molto semplice: invece che creare un sito con le classiche sezioni “About us”, “Our Work”, “Clients”, “People” e via così, ha creato un Twitter account per ciascuna categoria (@kchtk_Clients, @kchtk_People, etc…). Ovviamente col vecchio Twitter questo non sarebbe stato possibile.

Twitter è, in fondo, qualcosa di diverso dal classico social network, è qualcosa di molto più vicino a una serie di nicchie connesse tra loro, e offre un flusso di informazioni perfettamente plasmate sui gusti degli utenti: permette di essere utilizzato in diversi modi e per differenti scopi, e con le nuove implementazioni garantisce – soprattutto ai brand – una presenza molto più completa rispetto al passato.

La navigazione è decisamente scomoda rispetto a quella di un sito “normale”, e se pensiamo che ogni utente dovrebbe seguire tutti i singoli account di Kamchatka per avere la possibilità di navigare tutti i contenuti, beh, è evidente che l’esperimento – perché di questo si tratta, come chiarito anche nell’homepage da cui si parte – non è poi così user-oriented.

Guardate qui il video che spiega come usarlo.

Che ne dite? Secondo me è un’interessante case history, che sicuramente crea awareness per Kamchatka, ma che difficilmente verrà replicata da altri – almeno non nelle stesse modalità. Avete altri esempi del genere da segnalare?

Intanto Upim – in piena fase di ringiovanimento del brand – lancia il suo quotidiano online – costruito con Paper.li – e basato, appunto, su Twitter: forse non è vero che in Italia siamo sempre così indietro…no?

Photo credits: mikeleeorg
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