…se non altro perché – almeno per ora – non ha alcun senso ritenerli in competizione.
Facebook Places è stato lanciato ad Agosto negli USA, dopo mesi di proclami rinvii e controrinvii, e nel frattempo Foursquare ha continuato a crescere in tutto il mondo, godendo anzi in quel periodo del boost creato proprio da Facebook attorno ai Location Based Services (LBS).
Non penso proprio che l’attivazione del servizio in Italia debba far tremare Foursquare – e, anzi, non penso che Crowley, Naveen & Co. si siano neppure posti il problema: diciamo che ne sono certo. Per il momento sono due cose completamente diverse, che hanno come unico punto in comune il fatto di poter tracciare la posizione – e gli spostamenti – degli individui.
Ma andiamo a vedere un po’ più da vicino di cosa si tratta. Facebook Places, ad oggi, permette di “registrarsi” – certo che Zuckerberg potrebbe anche investire qualche dollaro in traduttori italiani eh… - e di mostrare ai propri amici dove ci si trova: insomma, uno status update con in più le coordinate geografiche. Niente di più niente di meno.
Un aspetto interessante – anche in chiave di marketing - è legato al meccanismo del LIKE: gli utenti possono esprimere il proprio gradimento per la “registrazione” di un utente in un determinato luogo, possono poi commentarlo, esattamente come se fosse uno status update, un link o un qualsiasi altro contenuto.
Quello che poi si può fare è taggare i propri amici nei diversi luoghi, e questo più che un plus – o un aspetto social – a me pare una scocciatura che spingerà molte persone a disattivare il servizio (qui una guida che spiega come fare): chissà se andrà a finire come con le immagini, i cui tag sono sempre più spesso motivo di spam.
La forza di Foursquare è la sua componente ludica (mayorship + badge + ranking + to-dos + tips), il fatto di ricevere una “remunerazione” (intangibile – badge – e tangibile – special offers, specials) e di poter fruire dei consigli degli altri utenti (tip e to-dos): in Facebook tutto questo – per adesso – manca completamente.
Di contro Facebook ha dalla sua una base di utenti superiore ai 100 milioni (mobile) contro i circa 3.5 milioni di Foursquare: è una base di utenti “potenziale” perché non è assolutamente automatico il fatto che chiunque abbia installato Facebook Mobile sul proprio smartphone decida necessariamente di condividere la propria posizione col mondo – già, perché ormai la lista di “amici” su Facebook è sempre più spesso una lista di contatti, e sempre di meno un elenco di amici.
Una cosa di cui son rimasto stupito, quando sta mattina ho potuto fruire per la prima volta di Places, è stata il fatto che ci siano già un bel po’ di luoghi disponibili, e dando per scontato che alle 8 di mattina del primo giorno di lancio in Italia era fisicamente impossibile che altri utenti avessero mappato praticamente tutto il mio quartiere, sono andato a spulciare un po’ tra le “registrazioni” e…sorpresa delle sorprese, ho notato che molte di queste erano avvenute “via Gowalla”. Cosa significa questo? Che Facebook e Gowalla hanno stretto un accordo – in sordina – grazie al quale i check in sul secondo vengono trasportati direttamente su Facebook? Non credo, visto che ho provato con Gowalla e su Facebook non è comparsa nessuna “registrazione”. Allora che Gowalla ha ceduto a Zuckerberg il suo – ampio – database di luoghi? Ecco, questo mi pare molto più plausibile.
Fatto sta che – ad oggi – chi parla di battaglia tra Foursquare e Places secondo me sbaglia (o non conosce a fondo il funzionamento e le dinamiche delle due applicazioni), poi sicuramente nel corso dei mesi le cose cambieranno e Facebook penserà ad iniziative volte a coinvolgere maggiormente gli utenti, ma per ora l’unica cosa di cui si dovrà veramente preoccupare è di sistemare le questioni legate a geolocalizzazione & privacy: sembra un po’ un paradosso venire a sapere che chiunque potrà taggarmi dove desidera (già, perché – come accade con Foursquare – l’App permette di “registrarsi” fregandosene bellamente di quanto gli comunica il GPS), quando pochi giorni fa è stato annunciato che verrà inserita l’opzione che consentirà di inibire il tag sulle immagini salvo approvazione. Non pensate?
Detto questo non credo che Facebook Places sia “una cagata pazzesca”, anzi, credo che abbia potenzialità enormi, ma che non debba per forza di cose scontrarsi frontalmente con Foursquare: non ne ha bisogno e neppure convenienza – per ora, ripeto – perché, se è vero che nessuno avrà voglia di fare check in su Foursquare, Gowalla, Brightkite, Loopt, Yelp!, MyTown e poi “registrarsi” su Facebook Places, è anche vero che ognuno sceglierà l’App che preferisce e userà quella. E gli utenti di Foursquare difficilmente butteranno i propri badge per adesso – soprattutto se in cambio non c’è nulla.
Se per chi si occupa di comunicazione e marketing è ancora più importante coinvolgere le persone, intrattenendo con loro una conversazione, piuttosto che gridare nel mucchio il loro nome, beh, allora forse Foursquare ha ancora la sua da dire – soprattutto dopo il lancio della 2.0 che delinea in modo inequivocabile la direzione che Crowley, Naveen & Co. hanno deciso di seguire, e le possibilità che si sono aperti dando rilievo ai To-Dos (tradotto: si può pensare di articolare azioni di marketing che vadano oltre il semplice check-in – unico o ripetuto che sia).
Insomma, secondo me gli unici a uscire sconfitti da questa querelle – o presunta tale – sono quelli che hanno ritenuto i LBS degli stupidi giochini destinati a morire in pochi mesi, tralasciando un piccolo particolare: entro il 2013 le connessioni mobile supereranno quelle via desktop.





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