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La crescita delle social media agency

Il rapporto tra agenzie tradizionali e social media agency è stato (ed è) al centro di tante, tantissime discussioni: “è meglio integrare un reparto che si occupa di social web o rivolgersi a chi ha nella conversazione online il suo core business?” oppure “una social media agency deve focalizzarsi sulla conversazione e l’interazione onesta con le persone, o è meglio che faccia felice il cliente con i numeri, servendosi di scorciatoie non proprio limpide?”.

Ci sono tante di questioni aperte, tante domande che probabilmente non hanno una risposta corretta, o perlomeno non ne hanno una sola. Si può essere d’accordo con Jeremiah Owyang che – poco più di un anno fa – osservava come le “Social Media Boutiques” fossero un modello più adatto ad affrontare il social web rispetto alle classiche Digital Agencies, o si può essere dell’idea che un’agenzia debba ricavarsi una nicchia ancora più specifica nel mondo del social web, o ancora che fanno bene i grandi gruppi a creare reparti specializzati.

La mia idea è che sia importante innanzitutto definire il proprio raggio d’azione: definirsi oggi specializzati in social media vuol dire poco o nulla. È come definirsi esperti di comunicazione: certo, va benissimo quando si racconta il proprio lavoro a chi non è del settore, ma non spiega assolutamente nulla di quello che è il focus di un’agenzia. Credo che ci siano agenzie che sanno trattare la conversazione, l’interazione e la personalizzazione del contatto con le persone in modo migliore di altre, come penso che ci siano quelle che hanno una forte componente tecnologica che gli consente di ottenere dei risultati. Insomma, per fare un paragone in tema, non ha senso dire che Twitter è migliore di Facebook: sono due cose diverse, con obiettivi diversi, dedicate a persone che hanno esigenze diverse.

Ma perché le aziende sono sempre più interessate ad essere presenti sul social web? Certo, perché ci sono quasi un miliardo di persone su Facebook, e quasi cinquecento milioni su Twitter – ad esempio. E cosa chiedono le aziende alle agenzie social? Beh, l’infographic creata da Social Fresh risponde – tra le altre cose – anche a queste domande e riporta alcuni dati davvero interessanti: avreste immaginato, ad esempio, che le strategie B2B interessano ai brand quasi il doppio rispetto a quelle B2C? Oppure, immaginavate che il budget di un’agenzia tradizionale fosse di $ 48.000, mentre quello medio consigliato da un’agenzia social fosse di $ 38.000? Certo, una cifra più bassa, ma se pensiamo che le prime hanno mediamente 100 impiegati e le seconde 15


Per l’infographic in hi-res clicca qui.

Insomma, non è secondo voi il caso di smetterla di parlare di Social Media Specialist, Social Media Guru, Facebook Sherpa e altre definizioni del genere: non ho mai sentito nessuno definirsi The King of 6×3, o the Queen of 30″. No? Credo che all’interno di un’agenzia social ci sia spazio per molte figure, alcune mutuate dalle agenzie tradizionali, alcune completamente nuove, e che sia quindi giusto far riferimento a queste figure, piuttosto che a qualcosa che mi ricorda tanto i livelli di Dungeons & Dragons e non una professione.

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