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Ti pago per amarmi o ti amo per farmi pagare?

Il sogno di ogni brand che decide di  investire sul web è avere un esercito di persone che scrivano che i suoi prodotti sono i migliori presenti sul mercato, che non si rompono mai e che convincono altri utenti a comprarli. Un sogno appunto.

Per alcune aziende – non così poche in realtà – questo avviene in maniera naturale - basti pensare ad Apple, per cui centinaia di fanboys ogni giorno si ergono ad Evangelist per difendere, spesso a prescindere, il caro vecchio Steve. Ci sono casi opposti che invece sono l’incubo di ogni CEO, e che in alcuni casi hanno provocato ben più di un semplice buzz online: chiedere informazioni a Nestlé.

Visto che questi casi sono però limitati ad alcuni brand, agli altri non resta che rimboccarsi le maniche e fare – nella sostanza – ciò che si fa con i giornalisti della carta stampata: ufficio stampa, PR e tanti, tanti contatti. Ovviamente la questione non è così semplice, e, anzi è decisamente più complessa rispetto a quella offline vista che i blogger non sono giornalisti e non sono tutti uguali. Ah, sono anche decisamente di più…

Ecco un infographic che spiega il processo che porta al contatto con blogger, possibilmente influenti e autorevoli.

Questa è una delle strade percorribili, quella più scontata, anche se – ripeto – tutt’altro che semplice. Ci sono poi una serie di agenzie, consulenti e piattaforme, con approcci decisamente differenti, che aiutano – molte volte dovrebbero aiutare – a raggiungimere dell’obiettivo finale: avere degli utenti che parlino, BENE, dei nostri prodotti!

La recente questione che ha visto Wikio e Promodigital protagoniste è uno dei casi che ha fatto più parlare – e pensare – ultimamente, e credo che ormai si sia detto e scritto veramente di tutto a riguardo, quindi quello che sono curioso di capire è semplicemente se secondo voi è un’attività che nel lungo termine potrà funzionare – visto che nel breve sembra zoppicare un po’?

Credete poi che il modello “tradizionale” possa ancora funzionare o ci sono strutture che offrono altri approcci più efficaci?

  • Pingback: Tweets that mention E se vuoi che parlino di te? Blogger, influencer e outreach | Luca Della Dora, Thoughts and sights // Social Media, Location Based Marketing, Photography -- Topsy.com

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Quello che chiami “modello tradizionale” forse in alcuni casi può funzionare. Credo però che la chiave di tutto stia nel concetto di “reward”: è veramente di “premi” che hanno bisogno gli influencer? Forse l’approccio che aggiunge più valore a questo scambio non si basa su contenuti ma su esperienze, quando si tratta di esperienze legate alla marca.
    Se agli influencer offriamo esperienze che sono interessanti per loro e che soprattutto sono legate alla marca, al prodotto o al servizio di cui vogliamo parlare, allora il percorso ha senso e non è “forzato” da “reward”.

    Cosa ne pensi?

    PS: Davvero un bel blog, tra l’altro. Ma non bello così, a caso: bello per la qualità e la quantità dei contenuti (considerato quando l’hai attivato). Bello anche come design. Subscribed.

    • http://profiles.yahoo.com/u/6TKTJNGEC6WGGPPKU5GEMYFERQ stefania

      Sono d’accodo con te ma credo che il punto sia capire cos’è un Reward in una determinata Community. In fin dei conti questi bellissimi strumenti coinvolgono l’aspetto psicologico e sociale del comportamento personale, ognuno ha le sue motivazioni per essere li, e comprendere i meccanismi motivazionali a volte è uno strumento potentissimo. Desiderio di protagonismo, di affermazione, ma anche capire le gerarchie interne alla community, permettono di trovare i reword giusti. Ci sono davvero tanti studi di psicologia e sociologia legati ai Social Media, perchè i Social Media non sono nient’altro che sistemi complessi, sono mezzi sociali appunto.
      Ma spesso vedo che questo processo viene percepito come troppo profondo, e quindi meglio semplificare, anzi banalizzare. Se ci pensate l’esperienza è qualcosa che va al di là del marketing, ha a che fare con un livello emozionale ed emotivo creato da un insieme molto complesso di fattori, e quando i fattori sono complessi è difficile trovare il modello vincente facilmente replicabile.
      Luca concordo con Stefano, non sapevo del tuo Blog, ma è molto bello e interessante davvero.

      • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

        Non sapevi perché non esisteva. :D

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Esatto: premiare un influencer – o un blogger qualunqe – non deve essere un’operazione fine a sé stessa, o volta quasi a “comprare” il post, ma deve dare un valore a ciò che si sta cercando di ottnere.

      Mi spiego: se la mia compagnia aerea vuole che si parli dell’esperienza di volo o delle mie offerte su alcune tratte, è inutile che offra una tv lcd a chi scriverà un bel post su di me; dovrà – eventualmente – offrire biglietti aerei per far toccare con mano, e possibilmente apprezzare, il prodotto.

      È questo che intendo “modello” tradizionale, ed è quello che in fondo penso possa funzionare se utilizzato muvendosi nella giusta direzione.

      PS: grazie Ste. :)

  • http://blog.digitalingredients.co.uk/ Stefano Maggi

    Quello che chiami “modello tradizionale” forse in alcuni casi può funzionare. Credo però che la chiave di tutto stia nel concetto di “reward”: è veramente di “premi” che hanno bisogno gli influencer? Forse l'approccio che aggiunge più valore a questo scambio non si basa su contenuti ma su esperienze, quando si tratta di esperienze legate alla marca.
    Se agli influencer offriamo esperienze che sono interessanti per loro e che soprattutto sono legate alla marca, al prodotto o al servizio di cui vogliamo parlare, allora il percorso ha senso e non è “forzato” da “reward”.

    Cosa ne pensi?

    PS: Davvero un bel blog, tra l'altro. Ma non bello così, a caso: bello per la qualità e la quantità dei contenuti (considerato quando l'hai attivato). Bello anche come design. Subscribed.

  • http://profiles.yahoo.com/u/6TKTJNGEC6WGGPPKU5GEMYFERQ stefania

    Sono d'accodo con te ma credo che il punto sia capire cos'è un Reward in una determinata Community. In fin dei conti questi bellissimi strumenti coinvolgono l'aspetto psicologico e sociale del comportamento personale, ognuno ha le sue motivazioni per essere li, e comprendere i meccanismi motivazionali a volte è uno strumento potentissimo. Desiderio di protagonismo, di affermazione, ma anche capire le gerarchie interne alla community, permettono di trovare i reword giusti. Ci sono davvero tanti studi di psicologia e sociologia legati ai Social Media, perchè i Social Media non sono nient'altro che sistemi complessi, sono mezzi sociali appunto.
    Ma spesso vedo che questo processo viene percepito come troppo profondo, e quindi meglio semplificare, anzi banalizzare. Se ci pensate l'esperienza è qualcosa che va al di là del marketing, ha a che fare con un livello emozionale ed emotivo creato da un insieme molto complesso di fattori, e quando i fattori sono complessi è difficile trovare il modello vincente facilmente replicabile.
    Luca concordo con Stefano, non sapevo del tuo Blog, ma è molto bello e interessante davvero.

  • LucaDellaDora

    Esatto: premiare un influencer – o un blogger qualunqe – non deve essere un'operazione fine a sé stessa, o volta quasi a “comprare” il post, ma deve dare un valore a ciò che si sta cercando di ottnere.

    Mi spiego: se la mia compagnia aerea vuole che si parli dell'esperienza di volo o delle mie offerte su alcune tratte, è inutile che offra una tv lcd a chi scriverà un bel post su di me; dovrà – eventualmente – offrire biglietti aerei per far toccare con mano, e possibilmente apprezzare, il prodotto.

    È questo che intendo “modello” tradizionale, ed è quello che in fondo penso possa funzionare se utilizzato muvendosi nella giusta direzione.

    PS: grazie Ste. :)

  • LucaDellaDora

    Non sapevi perché non esisteva. :D

  • http://twitter.com/Aghenor Stefano

    Come ha già detto Stefano M. il punto è su come costruisci la relazione con gli influencers di riferimento ed anche dagli obiettivi. Le relazioni a lungo termine si costruiscono sulla base di valori (interessi comuni, etc) e non si comprano. Funziona così anche nella vita reale di tutti i giorni. Se però hai subito bisogno di un centinaio di post, magari pre reclamizzare un concorso, anche i premi possono aiutare ;)

    • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

      Perfettamente d’accordo, ed è per questo che pur ritenendo quel modello funzionale al raggiungimento di obiettivi – soprattutto nel breve periodo – penso che la strada da percorrere sia un’altra: ed è qui che entrano in gioco le “nuove” professionalità nate – o meglio, adattatesi – come conseguenza della proliferazione di social media e blog.

      Il problema maggiore, ad oggi e in Italia, è la non visione di lungo periodo e la volontà di ottenere tutto e subito, con tutti i rischi – e gli inevitabili fallimenti – che ne conseguono.

  • http://twitter.com/Aghenor Stefano

    Come ha già detto Stefano M. il punto è su come costruisci la relazione con gli influencers di riferimento ed anche dagli obiettivi. Le relazioni a lungo termine si costruiscono sulla base di valori (interessi comuni, etc) e non si comprano. Funziona così anche nella vita reale di tutti i giorni. Se però hai subito bisogno di un centinaio di post, magari pre reclamizzare un concorso, anche i premi possono aiutare ;)

  • http://lucadelladora.com Luca Della Dora

    Perfettamente d'accordo, ed è per questo che pur ritenendo quel modello funzionale al raggiungimento di obiettivi – soprattutto nel breve periodo – penso che la strada da percorrere sia un'altra: ed è qui che entrano in gioco le “nuove” professionalità nate – o meglio, adattatesi – come conseguenza della proliferazione di social media e blog.

    Il problema maggiore, ad oggi e in Italia, è la non visione di lungo periodo e la volontà di ottenere tutto e subito, con tutti i rischi – e gli inevitabili fallimenti – che ne conseguono.

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  • Pingback: Blogger Outreach: Chiamo o non chiamo? | social media analyst

  • http://www.womarketing.netsons.org Andrea

    Sono del parere che sempre di più le forme di remunerazioni possono essere trovate nell’intangibile, ma non come prima nel fatto che il blogger si senta trattato come un “VIP”, ma grazie ad un vero contratto di fiducia e di interessi condivisi. Questo è possibile solo se si comuincerà a pensare meno a camapgna e più a flusso. Come dicevamo ieri con un mio amico di Ogilvy Francia, oggi gli influencer non sono solo blogger, i giornalisti in alcuni casi non sono più solo cittadini, ma sono cittadini, gli utenti non non sono solo influencer ma spesso sono veri e propri consumatori.

  • http://www.womarketing.netsons.org Andrea

    Sono del parere che sempre di più le forme di remunerazioni possono essere trovate nell'intangibile, ma non come prima nel fatto che il blogger si senta trattato come un “VIP”, ma grazie ad un vero contratto di fiducia e di interessi condivisi. Questo è possibile solo se si comuincerà a pensare meno a camapgna e più a flusso. Come dicevamo ieri con un mio amico di Ogilvy Francia, oggi gli influencer non sono solo blogger, i giornalisti in alcuni casi non sono più solo cittadini, ma sono cittadini, gli utenti non non sono solo influencer ma spesso sono veri e propri consumatori.

  • Eddy Bolzani

    Luca l’argomento è più attuale che mai!!! Tu hai scritto l’articolo nel 2010, a 5 anni e passa guarda cosa si dice in USA : http://www.slideshare.net/SocialChorusU/value-of-the-power-middle
    Saluti

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