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Twitter è morto. Lunga vita a Twitter.

Sparare sentenze, si sa, è uno sport molto praticato. In Italia poi è disciplina nazionale: siamo bravissimi a stabilire quando una cosa è nera e quando è invece bianca. Ovviamente senza averla mai vista.

Il social web ha amplificato questa pratica, dando voce – e ascolto – a tutti: in fondo la rete è democrazia, ed è giusto che ognuno possa dire la sua. “Twitter è morto”, “Twitter è il futuro, siamo solo all’inizio”.

Twitter

C’è chi è convinto della volatilità (per restare in tema) del fenomeno, e chi crede invece che sia un qualcosa in divenire, che vedrà i suoi sviluppi nei prossimi mesi o anni. Ci sono decine e decine di studi che analizzano le statistiche, le abitudini e le opportunità per persone e brand sulla creatura di Jack Dorsey, ma per una serie di ragioni nemmeno i freddi numeri riescono a mettere tutti d’accordo.

Vediamoli allora questi numeri.
 

It’s all about stats

È Twitter stesso a fornire due dati interessanti:
Twitter Stats

140 milioni di utenti attivi: sono tanti o sono pochi? Facebook si avvicina al miliardo di iscritti, Pinterest si aggira attorno ai 14 milioni (Google+ è un discorso a parte, perché non comprende un unico luogo, ma una serie di servizi che concorrono a formare il social layer – come lo definisce Google stesso): è quindi questione di prospettive.

Attivi dicevamo, ma cosa si intende per attivi? Gli utenti attivi sono quelli che scorrono il proprio news feed, che clickano i link condivisi da altre persone, che seguono altri account: quelli che compiono qualche azione. Non creano necessariamente contenuto, ed infatti di questi 140 milioni, il 40% non scrivono tweet, ma 70 milioni accedono alla piattaforma ogni giornomagari a seguito di una ricerca su Google, o seguendo il link incontrato su altri canali. La notizia è che ci sono, e ci sono 300.000 nuovi visitatori quotidiani.

La crescita dovrebbe essere quindi enorme, invece non è esattamente così, se osserviamo come si è sviluppata negli anni. Prendiamo lo studio di Pew Center, che ci dice che il 15% degli utenti internet utilizza Twitter: di per sé è un numero importante, ma se lo osserviamo spalmato in un periodo di circa 2 anni, vediamo come la crescita sia altalenante.

Utenti internet che usano Twitter

è anche vero che il momento di flessione corrisponde con un periodo dell’anno in cui è fisiologica una minore attività sul web – l’estate
 

E i brand?

Dopo aver dato un’occhiata al numero di utenti, è interessante osservare come si relazionano con i brand e in che modo una marca può trarre valore dalla presenza su Twitter.

La prima cosa che si chiede è: ma cosa fanno le persone su Twitter?
Una ricerca di Edison Research (non recentissima, ma indicativa: è del 2010)ce lo dice chiaramente, e la cosa più interessante dal mio punto di vista è che soltanto il 19% delle persone accede a Twitter per ottenere assistenza: mi stupisce perché è credenza comune che il miglior uso sia quello dell’assistenza 24/7, in sostituzione di un call center. Evidentemente non è così, o almeno non per tutti.

Cosa fanno le persone su Twitter

Le persone vogliono dialogare con le marche, imparare a conoscere i prodotti e sentendo le opinioni delle altre persone, magari leggendo le conversazioni tra brand e altri utenti. Sono poi le offerte speciali e le promozioni a giocare un ruolo importante, soprattutto nel momento in cui si desidera ampliare la propria follower base e premiare i follower più fedeli. Sempre Edison Research ci dice che più della metà degli utenti attivi su Twitter segue brand sui social network, a dimostrazione che se Facebook può vantare numeri molto più importanti, Twitter ha dalla sua persone molto più propense ad interagire con le marche.
 

Un mondo di BOT

Su Twitter i BOT spopolano: sarà successo a chiunque di voi lo utilizzi di imbattersi in strani messaggi senza senso, contenenti link improbabili, o di vedervi seguiti da account con pochissimi follower e ancor meno tweet.
Certo, esistono, come esistono su Facebook (e su tutti gli altri social network), come esistono i figuranti che vanno in piazza durante i comizi politici, come esistono le discrepanze tra i numeri dichiarati dalla questura e quelli degli organizzatori di ogni manifestazione.

Twitter BOT

È la scoperta dell’acqua calda. Un’acqua calda che è difficile quantificare, quasi impossibile, proprio perché non è detto che un utente con 0 follower sia “finto”, così come non è detto che lo sia chi non scrive nemmeno un tweet: conosco molte persone che non amano creare contenuti, o che non sono interessate a condividerne, ma che vogliono leggere, studiare e seguire account che gli interessano. Vorrete mica fargliene una colpa?
 

Sempre gli stessi?

Ma torniamo ai numeri. Lo stesso 15% di utenti internet che usa Twitter ha due facce: quella positiva, di cui sopra, e quella negativa, di un misero +2% di utilizzo rispetto al Maggio dell’anno precedente. Le cose sono due: o il numero dei nuovi iscritti è molto simile a chi ha abbandonato il servizio, o le persone che lo usano sono praticamente le stesse. Io propendo per la prima.

 

Insomma, di numeri ce ne sono in abbondanza per discutere sul suo stato di salute, ma come spesso accade i numeri sono utili per osservare una parte del fenomeno, mentre per comprenderlo fino in fondo bisogna cercare di viverlo, di fare altre valutazioni – magari anche d’istinto – e personalmente non credo che in questo momento Twitter sia al suo picco: lo è forse in termini di popolarità perché è stata fino ad oggi una novità quella di affidarsi ad un mezzo completamente nuovo per muovere le masse in rivolte epocali (come in Egitto), o per comunicare in tempo reale fatti che i media tradizionali non potevano documentare (l’ultima, vicina a noi, tragica cronaca del terremoto in Emilia Romagna).

Sta diventando ora sempre più la norma vedere nel social web - e in Twitter in particolareil mezzo per seguire vicende di questo tipo, e la sempre maggior presenza di celebrità, sportivi e personaggi di rilievo non fa che avvicinarlo alla massa – con i pro e i contro che ne conseguono.

I dubbi sulla salute di Twitter potrebbero semmai arrivare dal suo modello di business, che però non do per scontato sia così “debole” come dicono in molti, vista la natura mobile della piattaforma, e tutte le recenti nuove features che stanno settimana dopo settimana arrivando per favorire investimenti in advertising; le opportunità offerte ai brand poi, sono semplicemente in mano… ai brand.

Quindi la mia opinione è che Twitter non è mai stato così bene, e tutte le novità introdotte stanno andando nella giusta direzione (dalla possibilità di espandere i post, a quella di fruire del feed senza dover leggere reply o RT, fino a tutti i nuovi prodotti per il business): non voglio essere ripetitivo, ma non va mai dimenticato il peso che il mobile ha acquisito e che aumenterà inevitabilmente, e come Twitter sia il canale mobile per eccellenza. E basti osservare gli sforzi di Zuckerberg per rendere Facebook sempre più adatto a questo tipo di fruizione per rendersi conto di quale sia il vantaggio di essere già perfettamente padroni di quel mondo.

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